A tu per tu con le Donne speciali del Ciclismo: Roberta Amadeo

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Non si è fermata davanti al pensiero facile di chi non perde le sfide perché non le gioca! Il mix perfetto di Roberta Amadeo. 
30 ottobre 2017 - Uno splendido viaggio sulle tre ruote, passando attraverso lo sport e la Sclerosi Multipla, toccando il lavoro e il volontariato, i più bei traguardi e raggiungendo, infine, gli obiettivi e un grande sogno....
Vi presentiamo la nostra compagna di viaggio: Roberta Amadeo!

 

Sei sempre stata una sportiva e hai praticato Judo a livello agonistico, con degli ottimi risultati.
Che cos’è lo sport per te e che ruolo ha nella tua vita?
Già dall’età di 6 anni mi sono appassionata alla pratica sportiva facendola diventare la mia valvola di sfogo, la mia regola.
Non credo sia stata un caso la scelta di avvicinarmi alle arti marziali con le idee ben chiare e decisa: judo.
Judo mi ha permesso di acquisire il rispetto verso il prossimo, ha alimentato un forte e sano spirito competitivo, mi ha permesso di imparare a focalizzare un obiettivo e portarlo avanti, di sfogare in modo positivo le mie energie, di acquisire consapevolezza in me stessa, di imparare a superare i miei limiti e che la forza non è solo quella fisica.
Ho trascorso anni indimenticabili e ricordo che la peggior punizione che i miei genitori potessero infliggermi era quella di saltare gli allenamenti.
Conservo ricordi lucidissimi delle gare, arrivo a rivivere la concentrazione dei combattimenti durante i quali non sentivo nulla di ciò che avveniva nel palazzetto. C’ero solo io e l’avversaria.


Ampliando invece la prospettiva, in generale, quali sono i suoi poteri, i suoi effetti positivi e negativi (se ne ha)?
Lo sport, sia esso individuale o di gruppo, ha la capacità di canalizzare l'attenzione sulle abilità piuttosto che sui deficit.
La scelta di uno sport piuttosto che di un altro, disabilità a parte, è dettata proprio dall'incontro di abilità, passione e convinzione.
Nella disabilità, poi, si aggiunge la voglia di spostare più avanti i propri limiti e sfidare la propria condizione al punto di riuscire a compiere movimenti e sforzi ritenuti impossibili.
“Se non ti fermi a piangere e meditare su ciò che è più o meno irrimediabilmente perso ma ti concentri sulle risorse residue, se fai riaffiorare la tua “antica passione” per la bici o vuoi provare a farti conquistare, se apri la tua visione e riesci a vedere le cose in modo diverso, se non pensi che andare in bici sia solo pedalare con i piedi e trovi il modo di riuscirci con le mani, beh, allora ci sei, puoi riprenderti tutte le sensazioni che hai provato quando ti “accomodavi sulla sella”: libertà, determinazione, voglia di superarsi.”


Quando e perché ti sei avvicinata all’handbike?
Nel 2010, in occasione della tappa del Giro d’Italia che si disputava a Bregnano, ho letto sul giornale della partecipazione di un vecchio amico. È stato lui il primo a lanciare la sfida. Poi un’altra amica che non vedevo da tempo mi presenta Carlo Ricci, asso del ciclismo degli anni ‘55/‘70 e presidente storico del Team MTB bee and bike di Bregnano che, grazie a lui, si è aperto al ciclismo paralimpico.

Perché l’handbike?
- Per la sensazione di libertà che fa assaporare,
- per la velocità che si scontra con la sedentarietà che spesso si è costretti a vivere,
- per le “pari opportunità” che offre il “mezzo” che si scontra con la solitudine che troppe volte per qualcuno è la compagna fissa,
- per il gruppo e la coesione tra gli atleti che diventano amici, consiglieri e “asticelle di riferimento” per arrivare a superarci.

Perché le gare in handbike?
Per crescere, misurarsi e vincere.

Da quest’anno ho aggiunto un nuovo “slogan” ai miei obiettivi:
"Ho preso le misure alla SM e adesso sto cercando di superarla in volata!"


Per quale squadra gareggi e chi è il tuo Direttore Sportivo?
Faccio parte del Team MTB Bee and Bike Bregnano, dove ricopro la carica di vice-presidente e responsabile del settore paraciclismo. Più che un direttore sportivo Carlo Ricci è un amico, un consigliere, un motivatore!


Che ruolo ha lo sport per le persone che, come te, hanno la Sclerosi Multipla? In che modo ti ha aiutata o facilitata? Quali sono stati, invece, gli imprevisti e gli ostacoli da superare?
Dopo la diagnosi, lo sport per anni mi ha accompagnato nei pensieri perché era vietatissimo alle persone con Sclerosi Multipla.
Perché? Perché si pensava che comportasse uno sforzo eccessivo per un fisico già debilitato.
Oggi, invece, gli studi dimostrano ben altro perché lo sport rilascia endorfine che hanno effetti positivi sull'umore, ma anche sulla forza muscolare. Inoltre aiuta a contrastare la sedentarietà, che spesso contribuisce a peggiorare i sintomi della malattia stessa a partire dalla stanchezza patologica che è davvero pesante da sopportare e spesso fortemente invalidante.
Il vento è girato e mi sono buttata anch’io.
Non mi sono fermata davanti al pensiero facile di chi non perde le sfide perché non le gioca, ho imparato conoscere bene il mio limite, scoprire in quali situazioni posso superarlo e sono partita.
I sintomi legati alla SM non sono svaniti, certo, ma è come se fossero diventati più sopportabili e superabili. La motivazione fa miracoli davvero!

Negli anni, sono stati diversi i risultati che hai ottenuto, partendo dal titolo di Campionessa Italiana 2011 e arrivando alla conquista della maglia rosa al Giro d’Italia di handbike a Verona, domenica 8 ottobre 2017.
Qual è stato il traguardo più bello e cos’ha significato per te?
Dopo mesi di allenamento, sul podio a Paternò al Campionato Italiano Assoluto 2011 di ciclismo ho alzato la coppa più importante della mia vita, non perché fosse quella del primo classificato, ma perché mi sono riconquistata tutte le sensazioni che provavo quando mi “accomodavo sulla sella”: libertà, determinazione, voglia di misurarsi e superarsi.
Tre ruote e due braccia non bastano. Testa e cuore non possono mancare.
Ecco il mix che fa esplodere tutta la grinta e l’energia che ti senti addosso e che non puoi far altro che tirare fuori senza risparmio, che ti dà quella “marcia in più” che ti fa fare la differenza, che ti fa arrivare sempre davanti a te stessa nelle gare come nella vita.
Ricordo la prima tappa del Giro d’Italia Handbike del 2012 a Marina di Massa, una cronometro particolarmente corta da affrontare tutta cuore, grinta e determinazione perché le braccia ancora non c’erano. Così è stato e sono bastati 2 secondi per colorare di rosa l’inizio di stagione.
Straordinarie anche le vittorie al Campionato Italiano tra salite che mi hanno risucchiato ogni minima riserva di energia e discese da brivido.
Ogni tappa è una sfida da vivere sempre al massimo, ogni traguardo un passo avanti. La vittoria finale un momento unico che voglio condividere con tutte le persone con Sclerosi Multipla. Quelle che ho conosciuto personalmente ad ogni tappa e quelle che mi hanno seguito a distanza, quelle che già hanno accolto la sfida, come Marco Toffanin, Gabriele Gennari e Monica Borelli, e quelle che la accoglieranno in futuro.
Queste vittorie vogliono gridare al mondo che ci siamo anche noi, persone con SM, a giocarcela.
E per chi non potrà mai salire su una bici... pedalo io!


Sei riuscita sempre a trovare il tempo e la forza di inseguire la tua passione sportiva?
L'impegno, la costanza, la concentrazione negli allenamenti dimostrano che solo sfruttando al massimo le proprie potenzialità si possono raggiungere risultati apprezzabili sia in bici che nella vita.
Ho iniziato ad allenarmi in pista con una handbike concessa in uso dal Team MTB Bee and Bike, poi ho cominciato ad uscire in strada.
Oggi ho una bici tutta mia che mi ha dato tante soddisfazioni e in pista faccio solo allenamento specifico.
Purtroppo non ho molto tempo a disposizione per gli allenamenti, ma si sa, per le cose alle quali si tiene il tempo si trova sempre: pausa pranzo, rulli in inverno, in estate la sera o la mattina presto.
Poi ci sono i giorni no… e non esco….


Arch. Roberta Amadeo… Il tuo lavoro da architetto è?
Nulla di quanto ho pianificato per il mio futuro ha subito variazioni sostanziali dopo la diagnosi: l’università, con tutte le sue barriere che prima “saltavo allegramente”, ha seguito il suo corso, il lavoro che per il momento avevo accantonato era lì ad aspettarmi….
Sì, il lavoro… non riesco a pensare alla mia vita priva di questa linfa vitale che mi fa vivere oltre me stessa, che mi fa dare il meglio di me, che mi fa salire su quella ”giostra della voglia di fare per esserci”.
Una dimensione dove anche un architetto su una sedia a rotelle può trovare il suo spazio se non si sente a “mezzo servizio” perché è “tagliato fuori dal cantiere”….
Una dimensione dove ogni sforzo, ogni sacrificio ha un valore talmente grande che quasi non sento la fatica….
Una dimensione dove ogni giorno è una sfida a me stessa, al contesto e perché no, anche ai miei limiti....
Limiti ai quali mi adeguo per non subirli, ma che non mi impongono scelte obbligate.


Definisciti con qualche aggettivo.
Testarda, determinata, generosa…


Qual è il tuo prossimo obiettivo sportivo?
In primis quello di mantenere il ritmo: allenamenti e gare, lavoro e volontariato.
Poi quello di provare a migliorare forza e resistenza... che con la SM non è poca cosa.


Il tuo sogno più grande?
Più che di sogni, vivo di obiettivi il più possibile a medio termine perché siano raggiungibili.
Pensandoci bene uno lo avrei: contribuire a consegnare un mondo libero dalla Sclerosi Multipla ai nuovi diagnosticati.


Oltre agli allenamenti, alle competizioni e al tuo lavoro di architetto, il tuo grande impegno nell’AISM - Associazione Italiana Sclerosi Multipla, di cui sei anche stata Presidente.
Vuoi aggiungere un messaggio per i nostri lettori e per tutti?
E non è stato un caso, per me, diventare Presidente di questa Associazione organizzata che ha cento Sezioni e diecimila volontari, e che rappresenta tutte le persone con SM d’Italia: quando ero sola e in difficoltà, quando non potevo più salire in sella alla mia bici ma non sapevo ancora che le mie braccia avrebbero saputo pedalare verso nuovi traguardi, ho incontrato AISM come una famiglia nuova, come un gruppo forte, come una storia piena di conquiste e una storia ancora da scrivere, insieme, tutti per uno, uno per tutti.
Quella di AISM è una lunga storia, ma non è solo una storia da raccontare: è un modo di affrontare la SM insieme, a trecentosessanta gradi, ogni giorno, da protagonisti, cercando i traguardi di tutti e non solo ai miei personali.
Insieme ai racconti, alle storie da condividere, noi tutti persone con SM abbiamo diritto a lavorare, ad avere un giusto riconoscimento dell’invalidità, ad avere un percorso continuativo e personalizzato di presa in carico e di cura, dall’Ospedale al territorio. Abbiamo diritto a una ricerca scientifica seria, efficace, non illusoria né tantomeno fraudolenta, che ci dia tutte le risposte che ancora ci mancano per vivere liberi dalla malattia.
E, per me, è un’Associazione come AISM il posto dove uno non pensa solo al suo traguardo, ai suoi sogni, ai suoi personali diritti e desideri, ma ai sogni, ai diritti e ai desideri di tutti quelli che hanno la SM, e poi a quelli di familiari e amici, dei medici e dei ricercatori, degli uomini delle istituzioni e dell’industria, ai desideri di tutti i nostri concittadini di vivere in una società più libera, giusta, civile, a misura d’uomo.
Ognuno, indipendentemente dalla situazione di disabile, è chiamato a dare il meglio di sé, e così facendo possiamo dare un'immagine nuova delle persone con disabilità che non sono palle al piede o zavorra, ma persone in grado di fare e dire la loro.
Un buon modo questo per scardinare luoghi comuni ed eliminare una parte degli ostacoli.


Ilenia Milanese
cicliste.eu

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