Decreto Legge denominato “Salvaciclisti”.
A poche ore di distanza dalla pubblicazione del documento, risulta a dir poco sconcertante la retro marcia del governo alla Camera e del Ministro Graziano del Rio che, senza dare motivazioni, hanno fatto scomparire nel nulla la proposta di modifica all’art. 148 del Codice della Strada in materia di tutela della sicurezza dei ciclisti, presentata mediante l’ormai famoso Disegno di legge n. 2658 il 16 marzo 2017 denominato “Salva Ciclisti”.

Ma come? Un governo si può permettere di andare in vacanza senza dare spiegazioni sul rigetto di un Disegno di legge riguardante un tema così importante come quello della sicurezza sulle strade italiane? In estate, poi, la stagione simbolo per il ciclismo in cui aumentano gli utenti delle due ruote?
La stranezza è che sulla proposta erano riusciti a convergere i politici di tutti gli schieramenti con la conseguente ondata di ottimismo tra tutti gli enti più importanti del ciclismo italiano e non solo.

Eppure la sicurezza stradale è uno dei temi di maggiore attenzione per il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Lo potete leggere anche voi nel sito internet: “L'obiettivo è quello di far nascere, crescere e consolidare nel tempo una cultura della “sicurezza stradale”: non un semplice insieme di norme da impartire, ma il risultato di una maturazione etica di un comportamento che pone al centro il rispetto per la vita e per la persona umana.”
Osservazione acuta e condivisibile, anche se il fatto che non sono solo le leggi a fare la differenza su un concetto molto ampio e con molte variabili come questo, non significa che le norme non vadano modificate o integrate quando sono carenti e poco precise.

È stato rilavato che pedoni, ciclisti e utenti delle due ruote a motore - gli utenti cosiddetti “più vulnerabili” perché privi di protezioni esterne, come l’abitacolo di un veicolo - rappresentano nel complesso quasi il 50% dei morti sulle strade registrati lo scorso anno.
L’introduzione dell’obbligo di mantenere una distanza laterale minima di 1,50 m in fase di sorpasso di un ciclista - già in vigore in altri Paesi, tra i quali le nostre vicine e compagne europee Spagna e Francia - non sarebbe stata certamente la soluzione all’intero problema, ma solo un punto di partenza e, con lo stesso principio, la cartellonistica stradale un simbolo chiaro, evidente e lampante.

La rilevazione ISTAT parla chiaro.
L’utenza dei ciclisti ha registrato un aumento del numero di vittime (275, +9,6%) rispetto al 2015 e rappresenta la classe più penalizzata in termini di riduzione della mortalità negli ultimi 16 anni (-24,9% dal 2001).

Negli altri Paesi dell’Unione Europea si costruiscono piste ciclabili e si investe sulla sicurezza di chi va in bicicletta (in Germania, per esempio, è stato inaugurato il primo trattato autostradale destinato esclusivamente ai ciclisti). E in Italia?
Certo è che, dati alla mano, risulta ancor più evidente che proteggere e tutelare i ciclisti sulle strade sia una priorità da affrontare con elementi concreti e prima di tutto a livello nazionale. La sicurezza è un bene civico comune e, come tale, va coltivato e fatto crescere per tutti, non solo per qualcuno.

Noi di cicliste.eu continuiamo appoggiare A.C.C.P.I. che ha promosso da tempo la campagna per la sicurezza dei ciclisti, cercando di sensibilizzare le persone su un tema delicato e fondamentalmente che riguarda il rispetto per la vita. A tale scopo, oggi 30 agosto 2017, Alessandra Cappellotto - vicepresidente A.C.C.P.I. - è intervenuta a Rai UnoMattina facendosi portavoce del movimento per parlare di ciclismo sicuro.
Un morto ogni 35 ore. È un bollettino di guerra che deve bastare. Finiti gli esami di coscienza servono fatti. Iniziamo insieme a tirarci su le maniche e a pedalare nella direzione giusta.

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Ilenia Milanese & Walter Pettinati
cicliste.eu

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