Contro RollingStone

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Caro Ray Banhoff, “giornalista” della testata RollingStone, ci tengo a controbattere in merito al Suo articolo “Cadono come mosche e non sanno stare in fila, chi sono?!”.
Innanzitutto, metterei in evidenza il fatto che Lei non è riuscito a cogliere il problema principale alla base dei 250 (circa) ciclisti morti, ogni anno, sulle strade italiane, ma ha fatto fuoco per un intero articolo sulla colpevolezza dei ciclisti: la cui unica “colpa” è quella di non avere una protezione pari a chi circola su un’auto.

Il problema in questione non sono i ciclisti, ma la nostra rete stradale.
Se tutte le strade fossero munite di linee continue al margine destro della carreggiata, i ciclisti avrebbero lo spazio sufficiente per sopravvivere e non intralcerebbero la viabilità.
Se le nostre strade fossero caratterizzate da manutenzione periodica, non ci sarebbero dissestamenti e buche. I ciclisti, anziché invadere la corsia riservata alle auto, procederebbero sul lato destro.
Se ci fossero più piste ciclabili e scuole di ciclismo (società ciclistiche provviste di pistino), le persone si sentirebbero più al sicuro, andando ad incrementare l’utilizzo della bicicletta nella vita quotidiana.

Lei sostiene che la strada sia, formalmente, di tutti; ma che, in realtà, ne abbiano preso possesso le autovetture“pachidermi”, rendendo il ciclista utente debole della strada.
Quindi, Lei sosterrebbe anche che se io guidassi un Suv, mentre Lei una Smart, io sarei autorizzata ad avere un comportamento di prepotenza nei Suoi confronti? Perchè Lei intasa la strada, ed io, essendo “più grossa” ho più diritti di Lei?

E sì, al giorno d’oggi, il ciclista è l’utente debole della strada.
Lo è, perché persone come Lei lo hanno reso tale.

In Spagna esiste una legge che multa chiunque superi il ciclista, anche in doppia fila, a meno di 1.5m.
In Italia, questa proposta di legge è ancora in alto mare.

Lo è, anche perché manca l’educazione all’utilizzo della bicicletta: se più persone utilizzassero la bicicletta come mezzo di trasporto, meno si sposterebbero con l’auto e si andrebbero a ridurre in modo esponenziale gli incidenti stradali.

Si ricordi, inoltre, che, “il ciclista” non è sinonimo di “ciclista della domenica”, ma è anche l’anziana che va a fare la spesa, il bambino che gioca e il ragazzo che si allena, il quale ha fatto della bicicletta il suo lavoro.
Soprattutto si ricordi, che sulla bicicletta c’è una vita.

D’altra parte, però, bisognerebbe anche educare il ciclista a procedere sempre in fila indiana, all’uso del casco (che salva la vita) e ad essere sempre vigili.
Infine, Le auguro, se avrà dei figli, che si appassionino alla bicicletta e che circolino sulle nostre “strade killer”.

Forse Le passerà anche la voglia di scrivere articoli di questo genere.

Francesca Daniel

 

Author: Francesca DanielEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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