L’altra faccia del Giro Rosa

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Giro Rosa sotto accusa: inseguitrici fuori percorso dirottate in tangenziale, ragazze escluse ingiustamente e sicurezza violata.
Cos’è che smuove in me la voglia di far conoscere quella parte del Giro Rosa che si vorrebbe far passare inosservata? Cos’è che mi porta a rivelare una vicenda grottesca e in parte umiliante che come minimo mi porterà antipatie? Forse, l’etica di una linea editoriale trasparente e, in primis, sempre a sostegno delle protagoniste e della giustizia? Oltre a questo, potrei essere sono mosso dall’ex ciclista che c’è in me, diviso tra quello che un tempo fu un giovane ciclista e che, come queste ragazze, faceva parte del “gruppo” e dall’ex ormai sceso dalla bici attaccata al chiodi da quel 1985 che mi obbligo per motivi di salute a cessare l’attività professionistica?

A queste e altre domande cercherò di trovare le risposte racconto facendo. Prima ci tengo a farvi conoscere quelli che “sembrano” i fatti che riporto con la tutela dell’anonimato che si riserva alle varie attendibili fonti con le quali mi sono confrontato. Uso il dovuto condizionale e sono a disposizione per il dovuto contradditorio.

Come da mia abitudine, ogni fine tappa mi appresto a realizzare la grafica dell’ordine di arrivo di tutte le protagoniste con la relativa classifica generale. E’ un modo per dare aspetto e rispetto all’impegno di tutte le ragazze. Ovviamente, come tutte sapete, le girine si dividono in vari gruppi: le big che fanno corsa a sé, il gruppetto delle aspiranti big che si impegnano per rimanere a ruota della grandi e la parte più infinita delle ragazze che prendono il via ad ogni gara per migliorare se stesse senza mollare mai. E’ come se ognuna di loro facesse la sua tappa. Tutte meritano il medesimo rispetto.

La mia curiosità s’è desta nel momento in cui ho preso atto che l’ordine di arrivo riportava un numero totale di ragazze che non ho trovato presenti nella classifica non ufficiale reperita sul mitico sito web procyclingstats.com. E’ bastato fare un giro sui social e chiedere in giro per venire a conoscenza di qualche anomalia che mi ha portato ad approfondire successivamente questa vicenda e basito dai vari racconti riscontrati, ho ritenuto giusto portarli a conoscenza degli sportivi.

Ripercorriamo la terza tappa
Verso il 70esimo km, al passaggio da Carate, è iniziato il circuito che riporta all’arrivo di Carate Brianza. Circuito che passa a fianco dell'arco dell'ultimo km.
Nel percorrere detto circuito sembra che si siano presentati tre problemi:

1) Sembra che … il fine corsa ed il cosiddetto "mezzo scopa" hanno sbagliato strada. Se ne sono accorti, hanno cercato di rimediare e si sono riportati sul tracciato di gara. Solo che si sono posizionati davanti al gruppo inseguitore. Quindi, si sono dovuti fermare per far passare il gruppo.
Hanno atteso circa 7/8 minuti e non vedendo arrivare nessuna altra ragazza sono ripartiti, ignari dell'esistenza di un tempo limite del 35% (oltre 40 minuti) e del fatto che una decina di ragazze erano attardate ma comunque nei limiti.
I giudici hanno successivamente messo fuori gara le atlete arrivate dietro il fine corsa. In realtà erano regolari.

ostiliomobili

2) Sembra che … le moto che precedevano un gruppetto staccato hanno sbagliato strada e le ragazze, ignare, le hanno seguite. Per tornare sul tracciato hanno tagliato il percorso di circa 1,5 km. Le ragazze hanno seguito le moto e non si sono accorte di quello che stava accadendo.

In serata sono arrivate le classifiche con le atlete messe fuori gara.
Nella notte sono arrivati i comunicati della giuria (circa alle 2 di notte) che riammettevano solo alcune ragazze in gara.
Nessuna spiegazione sui motivi di tale decisione.
La mattina successiva, alla pre partenza, il valzer delle ammissioni. Alcune si, altre no. 10 minuti prima della partenza hanno riammesso una ragazza che aveva tagliato il percorso.
Un'altra non è stata riammessa nonostante fosse pronta sulla linea di partenza. Un'altra ancora è stata infilata all'ultimo senza chip, senza numero e senza firmare. Buttata dentro così. Era in allenamento ed è stata richiamata.

3) Sembra che… le inseguitrici siano finite in tangenziale: le tre ragazze in fuga avevano raggiunto i 30 secondi di vantaggio che all'improvviso sono diventati 4 minuti. Nessuno racconta che hanno fatto sbagliare strada alle inseguitrice. Le hanno infilate in tangenziale, fatte fermare e tornare indietro. E così la fuga andata, senza voler togliere nulla alla prova delle tre ragazze che si sono contese meritatamente la vittoria.

Ci viene riportato inoltre, l’assenza di personale ai vari bivi e un fastidioso traffico in senso opposto alle cicliste fino all’ultimo km.

Risulta che… abbiamo inflitto sanzioni a squadre che non sono neanche presenti al giro (Astana).

Considerazioni
Il fatto che si siano verificati questi problemi mi porta a pensare che il percorso non era stato segnalato come si dovrebbe tanto da indurre le staffette a sbagliare strada. Un errore che non dovrebbe accadere durante la più importante gara a tappa internazionale come è il Giro Rosa.
Sbagli del genere sono accaduti, in campo dilettantistico, anche in passato. Ricordiamo però che, escluse le cicliste italiane, molte delle concorrenti straniere sono professioniste al pari dei colleghi maschi.
Ad un Giro d’Italia maschile si potrebbe verificare un caos del genere?

La mancata diretta Rai Sport e la differita streaming fa capire quanto siano considerate queste professioniste e quanta strada ci sarà ancora da percorrere prima che le nostre Istituzioni riconoscano i diritti delle donne dello sport.
Non è bastato il successo mediatico riscontrato dalla Nazionale femminile di calcio ai recenti Mondiali, dopo una vita di buio assoluto, per far capire che il movimento rosa è apprezzato dall’opinione pubblica quanto lo sport degli uomini?
Non sono bastati gli oltre 6 milioni di telespettatori con uno share del 44% delle azzurre del calcio femminile per far capire che il futuro dello sport è rosa?

Passiamo al gruppetto delle ritardatarie
Coinvolte nel disastro organizzativo erano poco più di una decina di ragazze e nessuna, ovviamente, di classifica. Considerati gli errori dell’organizzazione, perché estrometterle dalla gara? D’altronde non era stata nemmeno colpa loro. L’integerrima giuria UCI non è stata forse messa al corrente del disguido?

E’ stato commesso uno sbaglio quando il gruppo inseguitrice delle fuggitive è stato incanalato in tangenziale: può capitare a chi lavora.
Chi sbaglia però dovrebbe anche ammettere “sportivamente” i propri errori e non farli pagare a poche ragazze che dovranno anche starsene zitte per non incorrere in ulteriori sanzioni e/o rivendicazioni.
Sembra che… un team abbia avanzato un reclamato, subito rientrato… si presumono i motivi che evito di riportare in superficie perché altrimenti sarei costretto a fare un esposto alle autorità competenti.

Brilla l’assenza di ACCPI.
In Effetti non ho visto in giro i selfie della responsabile Alessandra Cappellotto per la quale, mesi orsono, chiesi alla presidenza del sindacato di estrometterla dall’incarico.
Non conosco i motivi per il mancato intervento del sindacato, sicuramente le atlete ritardatarie coinvolte non rientrano nelle loro politiche, orientate al supporto delle più forti. Per me, che sono anche un presidente di società, le cicliste sono tutte uguali e tutte meritano la stessa importanza. Anzi, le più deboli faticano molto di più delle più forti.

Ci tengo però a fare un appunto sulla sicurezza di tutte le ragazze che sembra sia stata infranta in più di una occasione. L’ACCPI dovrebbe intervenire.

Non si può tornare indietro e non si può più rimediare. Il potere ha la facoltà di decidere e ferire, di prendere in considerazione la realtà dei fatti o nasconderli anche alla propria coscienza.
Può anche prendere atto dei propri errori per cercare di evitarli nelle prossime tappe e in futuro. E’ troppo bello questo ciclismo femminile per essere violato in silenzio nell’anima. Si chieda almeno scusa a queste ragazze e si ammettano i propri errori.

Io rimango a disposizione per un confronto e contraddittorio, sperando che questo “esposto” sia presa con il solito spirito costruttivo con il quale l’ho scritto.

Mettiamo inoltre a disposizione la consulenza gratuita dell’Avvocato Matteo Sperduti, esperto in diritto sportivo.

Spero che la Federciclismo prende in seria considerazione questi fatti e per il prossimo anno, chieda a RCS di organizzare il Giro Rosa con gli stessi propositi che riserva ai colleghi uomini. Che imponga alla RAI la diretta per il Giro Rosa e per tutte le gare internazionali della nostra Nazionale femminile. Non me ne voglia il volenteroso Giuseppe Rivolta, che apprezzo per il suo impegno, ma queste ragazze meritano molto di più.

Il ciclismo femminile Italiano è un fiore all’occhiello della nostra bella Italia sportiva, vincono medaglie su medaglie (vedi l’Europeo in corso) e si meritano il meglio.

Walter Pettinati

#ciclismofemminilesuraidue

P.S.  Valentina Scandolara ha chiesto spiegazioni alla Giuria .. fino a porre loro una domanda: "Se Greipel finisce nei limiti del Tour, decidi semplicemente di sbarazzartene?" la giuria risponde: "Non siamo in tour, siamo al Giro delle donne". Quindi, qual è la differenza nel tuo lavoro di giuria tra il Giro degli uomini o il Giro delle DONNE?"

 

Author: Walter PettinatiEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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