Cicliste.eu chiede sicurezza e rispetto per il ciclismo

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Ogni giorno gli amanti delle due ruote scendono in strada per praticare la loro passione. Ogni giorno, in Italia, milioni di persone inforcano la bicicletta e partono… per andare a lavoro, per fare una semplice girata oppure per fare allenamento ma non sanno se tornano a casa sani e salvi. Ogni 35 ore un ciclista muore!
Ogni giorno tanti, troppi, incidenti, che si potrebbero evitare, stroncano i sogni di tante ragazze e la loro felicità di donne.
L’amore per le due ruote è così forte e profondo che i ciclisti sfidano, con la massima attenzione, rischi e pericoli pur di soddisfarla, ma non basta. E’ arrivato il momento di dire basta!


Intervistando le cicliste emergono troppe storie di dolore, che non fermano le “guerriere delle due ruote” ma che le uccidono dentro. Storie come quella di Michele Scarponi che non c’è più, o di Marco Giovannetti centrato in pieno mentre pedalava in tranquillità.

Prendiamo in esame le ultime pubblicate
La storia di Agnese Romelli, diciottenne bergamasca che ha perso un arto a seguito di un’incidente dove il colpevole, in attesa di processo, non è stata nemmeno tolta la patente, oppure la storia di Diana Locatelli, che per lo stesso motivo si è ritrovata a letto con il bacino rotto. Cicliste e ciclisti colpiti come birilli in allenamento e in gara.

Nella storia di ogni intervista c’è un “pirata della strada” che, sotto l’effetto di droga, alcol e/o distrazione da cellulare colpisce le due ruote. Un incubo che tiene in ansia cicliste e ciclisti di tutte le età. Alcune ci hanno confidato di aver scelto la pista solo per un motivo di sicurezza.
Ragazze giovani che crescono con la paura e l’ansia, che sfidano la morte per continuare a vivere in libertà i loro sogni e che, nel minor male, sono costrette ad ascoltare i commenti beceri e maschilisti di tanti uomini che nelle loro case hanno figlie della loro stessa età.

Bisogna dire basta a tutta la violenza stradale.
Lo Stato deve supportare e sostenere il ciclismo e chi fa uso della bicicletta.
Nel luglio del 2017, abbiamo aderito alla campagna ACCPI "Salva Ciclisti" ma il Governo Renzi e il ministro Del Rio bocciarono, senza dare motivazione alcuna, la proposta di modifica all’art. 148 del Codice della Strada in materia di tutela della sicurezza dei ciclisti, presentata mediante l’ormai famoso Disegno di legge n. 2658 il 16 marzo 2017 denominato “Salva Ciclisti”.

Becchi e bastonati
l’ACCPI ritorna all’attacco e stavolta ci riprova con una petizione (firma la petizione), indirizzata al presidente del Consiglio Conte. Personalmente non credo che il sindacato dei ciclisti dovrebbe scendere a questo strumento (riservato ai cittadini) ma considerato il fine non mi resta che condividerlo. Va detto però che dal sindacato sportivo più longevo, che tutela i ciclisti, mi aspetto un’azione più forte…

Siamo il terzo mondo della sicurezza stradale
Basta guardarsi intorno per constatare come gli altri paesi europei siano passati all’opera con l’istituzione di normative stradali che tutelano il ciclista. Cartelli stradali che ricordano la presenza dei ciclisti (anche in coppia) con l’obbligo per gli automobilisti di sorpasso ad oltre un metro e mezzo di distanza.

Meglio prevenire che curare
Riporto con piacere il suggerimento di Riccardo Magrini, esperto ex ciclista professionista e voce del ciclismo su Eurosport: “mettete le luci davanti e di dietro, perché in bicicletta bisogna farsi vedere, bisogna farsi vedere. E’ una nuova cultura, va bene la regola del metro e mezzo, ma non ci possiamo sentir dire dall’automobilista: non ti avevo visto..

Io lancio un ulteriore idea: in tutte le Regioni d’Italia ci sono dei percorsi particolarmente amati dai ciclisti. In Toscana, nelle mie zone, per esempio c’è “il giro del San Baronto”, “del Monte Serra” o il “giro dei Bagni di Lucca” e “dell’amore”. Bene, il ministro dei trasporti e dell’Interno dovrebbero eleggere queste strade come “patrimonio dei ciclisti”, dove gli automobilisti dovrebbero essere avvisati in modo particolare della presenza dei ciclisti.
Ottime le piste ciclabili per chi usa la bici in città, per amatori e agonisti individuerei dei circuiti (20-30 km) dove c’è un limitato traffico delle 4 ruote, aperti a tutti, ma con precedenza ai ciclisti.

Insomma, facciamo qualcosa.. ma non mandiamo i ciclisti contro mano!
Il ciclismo è uno sport che va salvaguardato senza tanti se e ma o bla bla bla politici.

Cicliste, detto questo passiamo passare all’attacco???
Il mio suggerimento è quello di firmare la petizione dell’ACCPI (è gratuita e non rischiata nulla) mentre alla stessa ACCPI suggerisco di organizzare, in sintonia con tutte le associazioni nate per la sicurezza dei ciclisti, manifestazioni di “surplace” nelle strade e autostrade con tanto di ammiraglie e sportivi per protestare contro l’indifferenza delle istituzioni per la sicurezza dei ciclisti. Riempiamo le piazze di biciclette e se occorre anche gli stadi di serie A. Dobbiamo lottare per prenderci la sicurezza che ci spetta. Il popolo delle due ruote, all’occorrenza, potrebbe anche diventare una forza politica imponente!

Il diritto al lavoro in sicurezza per i ciclisti dovrebbe interessare tutti i s…….i (scusate non riesco a dire quella brutta parola) ed essere condiviso da tutti gli altri sport che non dovrebbero guardare solo al loro orticello ( conoscendo AIC (asso calciatori) è una vera utopia).

Noi di cicliste.eu però abbiamo pensato ad una iniziativa per attirare l’attenzione senza mettere in pericolo le “nostre” ragazze (anche i ragazzi ciclisti sono i benvenuti a partecipare): dai prossimi giorni inizieremo a tempestare i social con video messaggi realizzati dalle cicliste dove chiederemo alle istituzioni piu’ sicurezza e rispetto. Non è più ammissibile che una ragazza debba vivere con l’ansia del “pirata della strada”.

Walter Pettinati

In foto l'azzurra Nicole D'Agostin fotografata durante un allenamento lungo le strade spagnole

Ecco a voi il primo video messaggio:
 

 

 pettinati

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