Più sei magra più vai forte, attente a non cadere nell'anoressia

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Al giorno d’oggi, si gareggia puntando al risultato, non prestando attenzione alla crescita personale, e molto spesso, viene tralasciata anche la salute.
Così, con l’aiuto del dottor Buracchi, nutrizionista e psicologo, e grazie alla testimonianza di una giovane atleta (anonima) che ci ha aperto il suo diario e grazie a lei che abbiamo potuto iniziare a trattare il tema dell’anoressia, malattia ancora, purtroppo, sottovalutata.

 

La mia battaglia è iniziata dall’interno, avevo una proporzione nella testa: “più sei magra più vai forte
Così è stato, almeno per i primi mesi.
Questa proporzione però, non aveva un limite numerico, di conseguenza, anch’io non ne avevo uno.

Gennaio
E’ iniziata la stagione invernale: gli allenamenti in bicicletta sono basati su lunghe distanze, e con l’aiuto del clima e dei chilometraggi, brucio più kalorie.
Ho perso 2, forse 3kg.
Ho sperimentato sul mio corpo, che, introducendo meno kalorie rispetto a quelle che brucio durante gli allenamenti, dimagrisco.
Non ho smesso di mangiare, però ho imparato a controllare lo stimolo della fame.
Quando salgo in bicicletta mi sento forte e sicura di me, sono soddisfatta di come sto lavorando e so di potermi distinguere.
Non avrò più avversarie in salita.

Febbraio
Marzo sembra non arrivare mai, e con esso, mi sento persa anch’io.
Questa mattina, come da dicembre a questa parte, mi sono svegliata presto per andarmi ad allenare. Pioveva, faceva più freddo del solito, e io, così magra, lo sentivo fin dentro le ossa. Questa mattina, l’allenamento, non l’ho concluso in sella alla bicicletta, ma sul sedile dell’ammiraglia.
Non ho abbastanza forze per allenarmi.
Ho le difese immunitarie basse, sono costantemente malata.
Sento ogni pedalata sempre più pesante.
Se neanche perdendo peso riesco a rendere al massimo, probabilmente questa non è la mia strada.

Marzo
Oggi inizia la stagione agonistica, si gareggia a Cittiglio, in coppa delle nazioni.
I miei dirigenti vorrebbero preservarmi, non si vogliono assumere la responsabilità di farmi correre, non ne sono in grado.
Io, però, alla gara sono andata lo stesso e ho tanta voglia di riattaccare il numero sulla schiena, so che non sarei competitiva, però avverto il bisogno di sentirmi parte di qualcosa, del gruppo.
L’unica persona che sembra capirmi è il mio papà, lo sento vicino. Mi dice che non ho un problema, che ho solo avuto un momento di pazzia. Mi fido di lui.
Al contrario, le altre persone che ho intorno, mi giudicano e non si sforzano di capire la mia situazione: le altre ragazze sono magre e muscolose, mentre io ho qualche kilo di troppo. Non ho bisogno di aiuto, ho solo bisogno di perdere peso.

Aprile
Oggi piove, come quella mattina di febbraio in cui non ho portato a termine l’allenamento, il primo di una lunga serie. Mi sono abituata all’idea di aver fallito. Piango anche per i motivi più futili, sono diventata parecchio sensibile.
In questo momento, l’unica cosa che mi spinge ad andare avanti, è pedalare, nel senso più meccanico del termine. Quando salgo in bici mi concentro sulla pedalata, sui battiti cardiaci, sulla strada.
Se non ho abbastanza energie per pedalare, significa che devo cambiare qualcosa in me stessa. Mi sono ritrovata in questa situazione per caso: pensavo di ottenere miglioramenti perdendo peso, e invece, ho ottenuto l’effetto contrario.
Se voglio tornare in bicicletta devo riprendere il controllo.

Maggio
Finalmente ho iniziato a gareggiare anch’io. Trovo forza nell’affiancare le mie compagne in gara, il mio lavoro è loro utile e io mi rendo conto di avere qualcosa da dare. Ora gareggio per stare bene, senza pressioni. Non punto al risultato, ma a mettermi alla prova e a dare il meglio di me: voglio vedere fin dove posso arrivare.
Sto iniziando a parlarne, mi sono resa conto di avere al mio fianco persone che vogliono che io stia bene e che mi accettano: la mia famiglia, la squadra, i miei professori, amici e compagni di classe.
Ho imparato anche ad osservare la realtà che mi circonda. I miei genitori mi hanno vista cercare di distruggere la vita che loro stessi mi hanno dato, e io, troppo presa dallo specchio, non me ne sono resa conto.

Non intendo concludere con il lieto fine, non voglio nemmeno dire che adesso sia tutto semplice.
Adesso mi sto riprendendo e ho imparato che essere magri, non è sinonimo di essere forti e che il modo migliore per uscirne è riconoscere di avere un problema, avere forza di volontà e una motivazione valida per farlo.

L’Anoressia è, generalmente, una malattia caratterizzata dalla diminuzione o dalla scomparsa dell’appetito. Molto comune, soprattutto tra le sportive in età adolescenziale, è l’Anoressia Nervosa. Questo disturbo non comporta una perdita dell’appetito, ma, al contrario, un’ossessione dal cibo. 

Le cause sono svariate, anche se, l’errore comune è l’associare una perdita di peso, alla perdita di massa grassa.
In particolare, nel ciclismo che è uno sport di resistenza, il grasso presente all’interno del nostro organismo svolge il ruolo di riserva, a cui si attinge durante un lavoro prolungato.
In caso di restrizione dell’apporto energetico relativo al bisogno, o addirittura, in caso di vera e propria denutrizione, che portano ad una riduzione di massa grassa, il nostro organismo troverà l’energia necessaria nella muscolatura.
Inoltre, sotto la soglia del 18% di massa grassa, si ha un abbassamento delle difese immunitarie, che portano a malattie da “raffreddamento” e la scomparsa del ciclo mestruale. 

Il problema principale di questa malattia è la visione distorta che si ha del proprio fisico, per di più, con l’eccessivo dimagrimento si producono endorfine che danno un senso di benessere.
Le persone affette da Anoressia Nervosa, spesso, non riconoscono di avere un problema, rifiutano aiuti, mentono sul proprio peso o sulla loro alimentazione.

Il primo passo verso una terapia è la creazione di un solido legame di fiducia tra paziente e terapeuta.
Sono consigliati sia un nutrizionista che uno psicologo, dal momento che l’obiettivo principale di una terapia è modificare gli schemi di pensiero, ad esempio, la distorsione visuale del corpo; in seguito, verrà fornita una dieta adatta.

Importante, sarà tenere conto della disponibilità del paziente al cambiamento e rispettarne i tempi.

Bisognerebbe stare molto attenti al modo in cui vengono trasmessi, sicuramente in buona fede, consigli e citazione alle giovani ragazze, il risultato potrebbe essere disastroso e irrimediabile.
Spero che questo primo approfondimento sia di utilità e riflessione e porti le ragazze a confidarsi con i loro dirigenti, genitori e consulenti professionisti del settore interessato.
L'atleta trova la sua forma fisica con una dieta alimentare personalizzata da un nutrizionista e con un allenamento pianificato da un preparatore atletico e allenatore qualificati.

Per chi volesse contattarmi o mettersi in contatto con i nostri consulenti, vi informiamo che il servizio è reso totalmente gratuito.

Francesca Daniel

 

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