Ciclismo italiano in crisi? colpe? rimedi?

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Gare di ciclismo cercansi, società in calo e numero dei praticanti con le quattro freccie: mancano risorse, sponsor e promozione delle attività. Federciclismo, Comitati Regionali e Provinciali potrebbero fare di più!?

Sono tante le domande che mi pongo quando penso alla situazione in cui ristagna il ciclismo dilettantistico maschile, dove i risultati scarseggiano e i campioni non escono con la frequenza di una volta.


Diversa ma non per questo soddisfacente la situazione delle donne che, pur collezionando continui successi internazionali, non vengono pubblicizzate e i grandi risultati, da soli, non bastano a far aumentare il numero delle praticanti, delle società e soprattutto degli sponsor.

Criticare è sempre più facile che proporre e costruire ma d'altronde ognuno ricopre il suo ruolo: la responsabilità del recente passato, presente e futuro del nostro movimento è in mano alle strategie della Federciclismo e in parte del sindacato.
Da editore, ex ciclista professionista e fresco presidente del Team Cicliste.eu (Un team x tutte) mi permetto di riportare le mie riflessioni, maturate dalla poca esperienza diretta (presidente) e indiretta (sportivo) che mi hanno lasciato perplesso, con la speranza che possano smuovere la coscienza degli addetti allo sviluppo del ciclismo.
 

Partendo dai dati ufficiali pubblicati sul sito della Federciclismo, vediamo che dal 2012 al 31 dicembre 2017 le società sono diminuite di 225 unità mentre il numero degli atleti tesserati è rimasto stazionario.

Le società subiscono la crisi economica che attanaglia tutto lo sport e non solo; le troppe risorse che servono a creare e mantenere un team, spesso, hanno la meglio sulla passione e molti dirigente e appassionati di ciclismo decidono di chiudere i battenti. Anche la mancanza di domanda potrebbe incidere sulla vita delle società.
Più sereno è il clima del movimento femminile ma non per questo senza problemi.
Sembra che i fervori dei tempi passati si stiano lentamente affievolendo.

Il tutto condito da una Federazione in passivo che non riesce a valorizzare e vendere il proprio prodotto per ricavarne maggiori risorse per il benessere di tutto il movimento che rappresentano.
Il ciclismo piace, nonostante il fantasma doping. La gente lo segue in massa sulle strade, davanti la TV, sui social e in streaming. Le strade ogni giorno vedono sfrecciare uomini e donne che insieme si divertono sulle due ruote: il ciclismo è passione, è uno stile di vita, è turismo, contatto con la natura, aggregazione. Il ciclismo è amore! Il ciclismo fa numeri importanti ma poco considerati!

Un caso increscioso:
Chi lo avrebbe mai pensato che il campionato toscano Under 23 potesse contare solo 63 atleti alla partenza?
e poi... in quella terra di Toscana, da sempre regione di grandi tradizioni, di grandi ciclisti e appassionati delle due ruote? eppure è successo!
Come si può spiegare una roba del genere?
Sempre rimanendo in toscana, ha fatto scalpore la mancanza di convocazione di un'atleta tanto da far scappare in altra regiona uno storico Team toscano per protesta per il trattamento ricevuto.
Il selezionatore si è giustificando dicendo che il medesimo atleta non si era presentato alle precedenti convocazioni e questo lo ha portato a pensare che lui o la società non fossero interessati.
Non voglio entrare nel merito ma...: un selezionatore non dovrebbe convocare gli atleti più forti e in forma e lasciare alla giustizia sportiva le altre vicende?

Donne più felici ma insoddisfatte
Il divieto di poter diventare professioniste può influire sulla domanda e aspettative delle ragazze che rinunciano ad iniziare un'attività senza sbocchi professionali oppure, giunte alla maturità sono portate a scegliere, contro la loro volontà, la strada lavorativa. Le più forti vengono arruolate nei corpi di stato e possono continuare a fare attività ma, se il movimento non cresce unito, la disparità saranno influenti e a rimetterci saranno tutte le ragazze. Quelle che possono fare attività professionale: in Italia non hanno avversarie con le quali confrontarsi; all'estero sono in difficoltà ad affrontare le professioniste. Le dilettanti (non arruolate) hanno pochi mezzi e risorse per poter migliorarsi e finiscono per demoralizzarsi prendendo altre strade (lavorative)

Questa situazione è forse il frutto dell'incapacità e/o del disinteresse degli addetti ai lavori?

Riporto l'esperienza del mio ritorno al ciclismo come presidente
Grande supporto e assistenza dall'Ufficio tesseramento della FCI di Roma, per un momento ho creduto di essere approdato e scoperto l'isola utopica.
I problemi sono arrivati con la convalida dell'affiliazione del mio team femminile al CR Toscana. Dopo 12 giorni di attesa e di telefonate, ho dovuto chiedere l'intervento all'ufficio di Roma che ha risolto e che ringrazio nuovamente.
Con una pec ho esposto il fatto al CONI Toscana che non mi ha risposto, cosa che invece fa di solito il presidente nazionale Malagò, al quale invierò il mio memoriale.

E' finita quì? naaa...
Il mio è un team x tutte, nato per dare la possibilità di iniziare o proseguire a fare ciclismo alle ragazze. Ma se nessuna lo sa non può cogliere l'opportunità.
Per rimediare ho scritto una mail informativa a tutti i Comitati Regionali FCI e anche a tutti i Comitati provinciale. Dopo 15 giorni dall'invio, su 85 mail recapitate (uso un programma altamante professionale e attendibile) solo 19 mail erano state aperte. Il programma utilizzato, antispam, rende le statistiche dettagliate indicando l'eventuale giorno dell'apertura della mail, l'ora e quante volte viene aperta.

Da buon ex ciclista non mi sono perso d'animo e il 28 giugno ho inviato una mail alla segreteria della presidenza affinchè prendesse atto di questa, a mio avviso, anomalia e intervenisse in maniera costruttiva. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta in merito.

Intanto sto cercando una squadra per una allieva residente in provincia di Venezia ma sembra che esista 1 solo team in tutta la zona. La ragazza, che potrei tesserare con il mio team, è impossibilitata di recarsi alle gare con i genitori e quindi non può iniziare a praticare lo sport che ama.

Che altro dire?
E' sempre sbagliato generalizzare, anche perchè mi risulta che ci siano comitati regionali e provinciali (anche in Toscana) ben organizzati e a maggior ragione che non riesco a comprendere i motivi di altrettanto disinteresse.

Non ci dovremmo però ritrovare a vivere queste situazioni
Nel ciclismo servono persone umili e professionali che conoscano da vicino il mondo delle due ruote, che abbiano veramente a cuore il movimento e che siano disponibili, come avviene in tanti casi, ad ascoltare e risolvere le problematiche.

La Federciclismo è un ente privato
La FCI ma prendendo finanziamenti dal CONI ricopre funzioni pubbliche a tutti gli effetti e per questo che tutti i dipendenti e incaricati dovrebbe tener presente l'Art. 54 della Costituzione.

Servirebbe pianificare progetti concreti di sviluppo sui territori, dare supporto ai Team che si impegnano a fare attività locale e valorizzare le ragazze. Investire in piste ciclabili chiuse, velodromi e fare maggiore promozione dello sport giovanile. Invece ci ridicolizziamo davanti al mondo per avere l'unica pista chiusa che fa acqua da ogni parte, l'unica pista coperta che i nostri azzurri e azzurre hanno a disposizione per allenarsi.
Bisognerebbe anche rivedere la questione costi per organizzare una gara, troppe onerose tanta da diventare un Italia con poche gare ciclistiche. Io stesso, volendo organizzare una giornata rosa ho ricevuto un preventivo minimo di 10.000 €.
Ai nostri dirigenti federali dico: siete soddisfatti di come vanno le cose? .. continuate così! .. se invece siete delusi: cercate di dimenticarvi i vostri poteri, scendete in strada con i ciclisti e cercate di dare un senso a questo ciclismo che sta tramontando.

Concludere con un'ultima riflessione... quanta nostalgia ripensare a quei tempi dove in ogni paese c'era un team sempre pronto a darti una bici e una maglietta per far diventare un sogno realtà.

Walter Pettinati 

 

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