Doping: il lacerante autogol del ciclismo

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Piccoli, grandi, enormi fori dilaniano la grande tela del ciclismo, eclissando etica e principi di lealtà, rettitudine e correttezza. Morti sospette, casi di doping, inchieste, perquisizioni, arresti e condanne rimbombano; come macigni lungo la strada di un movimento che ha il potere di bucare gli schermi con i suoi lati oscuri che gettano inquietanti ombre sulla lucentezza dei suoi migliori traguardi, della sua lunga e grande storia, del suo futuro.

 

11 febbraio 2018 - Alle indagini e alle perquisizioni, con la lunga lista di indagati e gli arresti che hanno coinvolto nei giorni scorsi la Gran Fondo del Diavolo di Lucca, si aggiunge l’esito dei procedimenti disciplinari a carico di Mara Fumagalli e del massaggiatore Luca Musella da parte della Prima Sezione del Tribunale Nazionale Antidoping.
Ma cosa sta iniziando ad affiorare dal nostro ciclismo?

L’inchiesta in Toscana
Un doping di squadra quello messo emerso dalle indagini della Procura di Lucca che, l’8 febbraio scorso, ha sottoposto agli arresti domiciliari sei soggetti protagonisti della triste vicenda: Luca Franceschi, il proprietario della Gran Fondo del Diavolo, team Under23 di Capannori, conosciuto con i nomi degli sponsor Altopack-Eppela - che hanno prontamente preso le distanze - e i suoi genitori Narciso Franceschi e Maria Luisa Luciani, proprietari dell’abitazione nella quale venivano somministrate le sostanze dopo l’improvvisa morte del giovane 21enne Linas Rumsas avvenuta il 2 maggio 2017. Poi ancora, il direttore sportivo Elso Frediani e il preparatore atletico - nonché ex corridore - Michele Viola, il farmacista Andrea Bianchi e altri 17 indagati, tra i quali due ciclisti amatoriali.
Un’inchiesta che colpisce il cuore della Toscana, regione culla del ciclismo, ma che mette finalmente alla luce quel cancro che affligge il dilettantismo, quella terrificante vergogna sui volti e nei corpi di ragazzi ventenni che rovina il futuro del nostro Paese.

Il caso Fumagalli-Musella
Sei mesi di squalifica per l’atleta Mara Fumagalli e un anno per il massaggiatore Luca Musella sono le condanne inflitte dalla Prima Sezione del Tribunale Nazionale Antidoping e pubblicate il 7 febbraio nel sito nadoitalia.it.
“Colpevole” il cerotto spray “Trofodermin” contenente il medicamento “clostebol”, incluso nella lista WADA 2017 tra i medicinali vietati, applicato su un’abrasione al ginocchio della ciclista Azzurra dal massaggiatore, il giorno 24 giugno 2017 a Singen in Germania, alla vigilia dei Campionati del Mondo Marathon.
Fatto che ha impedito all’atleta Fumagalli di partecipare al Mondiale Marathon 2017 e, in via precauzionale, alle gare fino al successivo 25 luglio 2017 - Campionato Italiano compreso - e che ha portato all’immediata autosospensione da parte dello stesso Musella, sul quale si è pronunciato anche la Federazione Ciclistica Italiana con il Comunicato n. 12 del 22 dicembre 2017 - procedimento disciplinare n. 16/17 - stabilendo “la sanzione di inibizione di mesi sei (6) con decorrenza dalla data di verificazione del fatto (24.06.2017) sino al 24.12.2017”.
L’accaduto, definito un “errore” sin dall’inizio, ha posto delle questioni più ampie, pesando proprio sull’ente federale, poiché il colpevole della svista - tesserato FCI - all’epoca dei fatti ricopriva il ruolo di accompagnatore della Nazionale Italiana.

Lo sport come un vecchio mobile tarlato
La malattia del vincere facile e a tutti i costi non si fa scrupoli... non fa distinzioni di sesso e, purtroppo, nemmeno di età. Il fatto che venga diagnosticata soprattutto nel mondo agonistico, non significa che non esista altrove e la sua diffusione e radicazione anche nel dilettantismo e nel lato amatoriale, è la dimostrazione che lo sport è un vecchio mobile tarlato, bisognoso di restauro.

La guerra mondiale al doping
È una battaglia a suon di controlli quella che si sta svolgendo nel mondo sportivo nel corso di questi ultimi anni, a complemento di normative sempre più rigide e liste di prodotti proibiti sempre più lunghe.
Una guerra combattuta sia in campo internazionale, che nazionale, messa in atto allo scopo di sconfiggere l’uso di sostanze proibite, ma che è mirata verso il professionismo, soprattutto.

Qualche valutazione sui dati in Italia
Le statistiche 2016 di NADO Italia
Dai dati statistici che riportano i controlli antidoping NADO Italia relativi all’anno 2016 (ultimi dati all’oggi disponibili) si evince con chiarezza che i controlli antidoping - 7790 in tutto, in netto aumento rispetto ai 5377 del 2015 - vengono eseguiti, in e fuori competizione, su una vasta e varia tipologia di discipline, che vanno dall’arrampicata sportiva alla dama, passando per la pesca sportiva e all’attività subacquea ed il bridge.
Lo sport più controllato risulta essere il calcio, che con ben 2304 esami disposti, raddoppia quelli sul ciclismo - al secondo posto con 1014 (FCI) (Il dato si inverte se prendiamo in considerazione la percentuale dei controlli sul numero di gare/tesserati). Terza l’atletica, con 500 test eseguiti.
Il primato degli esiti avversi - seppur non sia precisato se si tratti di rilevazioni sul professionismo, dilettantismo, amatoriale o altro - spetta alle due ruote contando esplicitamente 15 casi nella FCI e 1 nell’UCI  (sui complessivi 97), seguita dai 14 del bodybuilding. Sono al di sotto della decina di unità gli esiti avversi riscontrati in altre federazioni, che risultano essere 7 nell’ACSI (ente di promozione che comprende varie attività sportive) e 6 nella FICG - calcio. Si tratta di 6 casi anche nella FIDAL - atletica e nella FIN - nuoto.

Il reportage del primo semestre 2017 del Ministero della Salute
Continua la sua campagna per la tutela della salute nelle attività sportive anche la Sezione per la Vigilanza ed il Controllo sul Doping del Ministero della Salute, e sono visibili online - nel sito salute.gov.it - gli esiti dell’attività svolta nel “Report attività di controllo antidoping, anno 2017 gennaio-giugno”.
Anche in questo caso il calcio risulta essere in testa per numero di test effettuati sui suoi 56 atleti, seguito dai 52 dell’atletica leggera e del ciclismo. Per quanto riguarda quest’ultimo gli esami sono stati eseguiti durante eventi riservati per la maggior parte alle categorie maschili, negli ambiti delle seguenti federazioni: FCI (la larga maggioranza), CSAIN-UDACE e ACSI.
La tabella 6 del documento elenca gli atleti controllati e le positività rilevate, con il ciclismo in testa per controlli e numero di atleti positivi (5 tutti maschi, vedi tab. 9) che costituiscono il 9,6%. Una percentuale molto alta se si considera che nell’atletica, a parità di verifiche effettuate, si arriva al 3,8%, ma non certo rilevante quanto il 20% del Crossfit, con i suoi 2 atleti positivi su 10 controllati.
Per quanto riguarda i 5 ciclisti risultati positivi, si tratta di 1 tesserato FCI, 1 ACSI, 1 CNS Libertas, 1 CSAIN e 1 CSI.

Sulla strada per un ciclismo pulito
Nonostante i toni polemici utilizzati fin troppo spesso, più per sentito dire che per altro, è in atto una grande e difficile evoluzione in ambito di tutela della salute nel ciclismo e, con l’aumentano della rigidità dei controlli e dell’inasprimento delle sanzioni, si sta registrando un notevole calo del numero dei casi all’interno del professionismo.

Ma là dove vengono eseguiti meno controlli?
Se da un lato il sorvegliato speciale è il ciclismo professionistico, con la conseguente e costante diminuzione del numero dei casi rilevati, ciò che accade negli altri settori del movimento non è soggetto al medesimo controllo, tanto che la crescente tendenza a far uso di sostanze proibite caratterizza il dilettantismo e il mondo delle due amatoriali. Fattore che lo rende un fallimento ancora più grande visto che riguarda e condiziona la salute e la crescita della nostra gioventù e del nostro futuro, oltre al divertimento degli appassionati che si dedicano ad allenamenti e gare “per sport”.

Il doping non gode dell’esclusiva nel ciclismo, ma risuona come un autogol
Se il doping non gode certo dell’esclusiva nel movimento delle due ruote, lo si può sicuramente definire come il male che lo spiaccica di diritto sulle prime pagine dei giornali e sui grandi schermi. È lo scandalo con l’enorme potere di oscurare la brillantezza delle medaglie, di strappare maglie, di schiacciare risultati e conquiste, ma, soprattutto, di additare l’intera carovana della bicicletta.

Così, a ciascuna losca proposta di prendere la scorciatoia e ad ogni scelta di farlo, corrisponde un clamoroso autogol per lo sport che da sempre segue e insegna i suoi principi di lealtà, rettitudine e correttezza e, indipendentemente dalla grandezza di errori e fallimenti che influiscono sicuramente sul presente e che intaccano le sue radici, ciò che viene compromesso sono i suoi sviluppi futuri.
È veramente questo il ciclismo che vogliamo per i nostri nipoti e i nostri figli?

#ciclismopulito

Ilenia Milanese
cicliste.eu


Fonti:
Comunicati NADO Italia:
http://www.nadoitalia.it/it/home-it/news.html?limitstart=0
Comunicato FCI n. 12 del 22 dicembre 2017 - procedimento disciplinare n. 16/17:
http://www.federciclismo.it/it/press_release/1-sezione-pronunce/4c84538e-45fe-41c4-9153-cc46aa17fe3c/

Report antidoping 2016:
http://www.nadoitalia.it/it/home-it/dati-statistici.html?download=257:dati-statistici-dell-anno-2016

Report antidoping primo semestre 2017:
http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2684_allegato.pdf

Author: Ilenia MilaneseEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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