Caro Di Rocco, le cicliste italiane non sono professioniste...

Caro Di Rocco, le cicliste italiane non sono professioniste...

L'articolo pubblicato sul sito della Federciclismo.it, a firma di Antonio Mannori, riporta, forse, sbadatamente che "Sono state le donne professioniste a riaprire il grande ciclismo in Italia con la sesta edizione delle Strade Bianche."
I più attenti conoscitori della pari opportunità conoscono molto bene che le donne dello sport Italiano sono escluse dal poter diventare professioniste per una legge di Stato avallata dalle Federazioni e dal CONI.

 

Sono professioniste le donne cicliste di altri paesi.
In Italia, come Lei ben conosce, vige la più grande discriminazione di genere del Mondo sportivo femminile. Con la legge 91 del 23 marzo 1981, dette legge sul professionismo sportivo, lo Stato detiene tutte le donne sportive italiane nel dilettantismo. Con l'Art.2, della stessa legge demanda i poteri decisionali alle Federazioni e al CONI:
sono sportivi professionisti gli atleti, gli allenatori, i direttori tecnico-sportivi e i preparatori atletici che esercitano l’attività sportiva a titolo oneroso con carattere di continuità nell’ambito delle discipline regolamentate dal CONI e che conseguono la qualificazione dalle Federazioni sportive nazionali, secondo le norme emanate dalle Federazioni stesse con l’osservanza delle direttive stabilite dal CONI per la distinzione dell’attività dilettantistica da quella professionistica”.

Come vedete il testo non include il termini al femminile. L'On. Fedeli il 1 luglio 2015 ha presentato un DDL per la modifica della legge, aggiungendo il genere femminile. Ma a tutto oggi non è stata ancora esaminata e modificata.

Riflessioni
A meno che l'esperto giornalista Antonio Mannori non volesse escludere le nostre cicliste dal suo articolo per evidenziare le cicliste professioniste straniere (ma non credo), fortunate a nascere in paesi più emancipati del nostro e che riconoscono lo sport femminile come un lavoro dipendente e quindi professionistico, credo che codesta rispettabile Federazione dovrebbe filtrare le notizie con attenzione prima di pubblicare per dare le giuste informazioni sulla realtà in cui ristagna il nostro ciclismo femminile. Non far passare le nostre cicliste come professioniste quando non lo sono.

Una vergognosa realtà che ha portato l'UCI (Unione ciclistica Internazionale) a richiamarvi per risolvere questa incresciosa situazione, visto che nel prossimo futuro non accetterà più le atlete dilettanti (tesserate nei Corpi di Stato) non tesserate nei Team UCI World Tour (In italia c'è solo Alè e Valcar).
Sono però sicuro che codesta Federazione insieme al CONI e al Governo sapranno risolvere questa vergogna, escogitando la solita soluzione all'italiana. Vedremo!
Una possibilità indecorosa per tutto il resto dello sport, sarebbe quella di far iscrivere i Corpi di Stato come Team UCI Women's World Tour.

Premesso che... In Italia, inizialmente, gli sport professionistici erano 6:

Federazione Italiana Giuoco Calcio (F.I.G.C.)
Federazione Pugilistica Italiana (F.P.I.)
Federazione Ciclistica Italiana (F.C.I.)
Federazione Motociclistica Italiana (FMI)
Federazione Italiana Golf (F.I.G.)
Federazione Italiana Pallacanestro (F.I.P.).
poi sono diminuiti a 5 per problemi economici e diminuiranno ancora.

Le varie Federazioni, sfruttando la loro autonomia, garantita dai Sindacati sportivi e dallo Stato, hanno inventato di tutto e di più pur di non inserire la qualifica di lavoro dipendente sportivo.

Per chi non conoscesse questa situazione, la nostra Federazione con l'avallo del sindacato, ha ben pensato di dribblare la legge di Stato istituendo il doppio tesseramento (Corpi di Stato + Team) che permette alle cicliste più forti di fare attività "professionale" ed avere tutti i benefici del lavoro dipendente (contributi pagati, maternità etc etc).
Nelle gare valevoli per i titoli nazionali, le ragazze devono correre indossando la maglia del Corpo di Stato, nelle altre gare la maglia del Team con in piccolo il nome del Corpo di Stato al quale appartengono.

Quando da giovane facevo il ciclista, mi si presento di fare una scelta:
accettare la proposta del Corpo Forestale di Stato e rimanere dilettante oppure rinunciare al lavoro fisso per poter passare professionista? io decisi di passare professionista.

Per le donne (fin troppo discriminate), finora, grazie al sistema del doppio tesseramento, la scelta è stata più semplice e invidiata da tutte le cicliste anche se scorretta nei confronti degli sport di squadra, dove il doppio tesseramento non è ammesso. Emblematico il problema che ha dovuto subire Sofia Bertizzolo, estromessa dalla Movistar perchè la legge spagnola, come quella italiana, esclude il doppio lavoro. Sofia, che appartiene alla Polizia di Stato ha trovato, per fortuna, sistemazione nel Team CCC che ha sede in Polonia, dove è permesso. Letizia Paternoster ed Elisa Longo Borghini nella Trek che ha sede negli Stati Uniti e seppur appartenenti ai Corpi di Stato e quindi dilettanti, possono gareggiare.

La mia proposta
Io non pretendo che il ciclismo femminile diventi professionistico (servono soldi e non solo) ma pretendo che le donne italiane abbiamo le stesse opportunità degli uomini.
Sono altresì fortemente favorevole alla libera scelta che offre il mercato, che dovrebbe essere garantita da uno Stato Democratico, quale si vanta di essere il nostro paese. Penso che sarebbe giusto dare la scelta ai singoli un Team di ciclismo, professionistici o dilettantistici che essi siano, di tesserare una ciclista o un ciclista con la qualifica di lavoratore dipendete, onorando ovviamente tutti i requisiti di legge.
Non dovrebbe essere la Federazione a decidere se un intero sport sia pronto al professionismo.
Il diritto al lavoro è fondamentale. Nel Mondo del Lavoro non ci sono le aziende professionistiche, ci sono gli Artigiani, i Commenrcianti, le società di Capitali etc etc che assumono in base ai contratti di lavoro fissati per i loro settori. Così dovrebbe essere anche per tutto lo sport.

Anche perchè in Italia, nel ciclismo professionistico, si registrano solo pochi team Italiani a disposizione dei ciclisti italiani che però possono andare a gareggiare come professionisti in Team stranieri.
Le donne no, perchè lo Stato nega loro questa possibilità. Possono gareggiare solo come dilettanti, oppure fare le professioniste in cucina? (siamo ancora a questi punti)

Per questo, caro presidente Di Rocco, sono veramente basito che il sito ufficiale del ciclismo Italiano permetta di diffondere un'informazione tendenziosa che confonde i lettori dalla crudele realtà che vede discriminare le donne Italiane. Donne italiane che oltretutto sono tra le più forti cicliste al Mondo e portano al CONI tante medaglie e alla Federazione tanti soldi.
Abbiate almeno rispetto per questo, non umiliatele ancora di più scrivendo che sono professioniste quando non lo sono.

#pariopportunita #bastadiscriminazioni

Walter Pettinati

cicliste dilettanti xlegge

 

Autore
Walter Pettinati
Author: Walter PettinatiWebsite: www.pettinati.comEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Giornalista, editore, Ex ciclista professionista, appassionato di sport, presidente del team etico virtuale cicliste.eu.


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