La graduale ripresa delle attività sportive: sessioni di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti. Vale solo per i tesserati!?

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In attesa che il Ministro dello Sport Spadafora rediga ed pubblichi il comunicato ufficiale che regoli i punti F) e G) emanata dal presidente del Consiglio Conte, ho scritto all'UCI, con la quale intrattengo buoni rapporti di corrispondenza, per capire se L'Unione Ciclistica Internazionale ha pensato a istituire un regolamento per l'uso in allenamento della bicicletta da corsa senza incorrere in sanzioni.
Nell'attesa di una risposta, vorrei fare una precisazione al mio articolo di ieri dove, provocatoriamente, ho scritto che i ciclisti che utilizzano la bici da corsa sono OBBLIGATI ad essere tesserati con una società sportiva asd... per evitare le sanzioni descritte nell'art. 68 del codice della strada.

 

In Italia, terra di grandi ciclisti e nonostante che il ciclismo sia il 2° sport nazional popolare, sembra che non vi sia una specifica normativa che rispetti il lavoro del ciclista professionista e/o dilettante, figuriamoci per l'attività amatoriale. L'uso della bicicletta è regolamentato dall'art.68 CdS che dal titolo ci fa capire quanto l'uso della bicicletta sia ignorato. Infatti il titolo recita:

"Art. 68. Caratteristiche costruttive e funzionali e dispositivi di equipaggiamento dei velocipedi."
Velocipide: termine che nel medioevo indicava i veicoli (composti da due ruote e un pezzo di legno) mossi grazie alla forza muscolare del conducente, ed eventualmente dei passeggeri, per mezzo di leve o pedali.
Evito di risalire alla storia della bicicletta da corsa in questo articolo per rimanere nel tema e spiegare la mia filosofia a riguardo.

L'Art.1 impone che: I "velocipedi" devono essere muniti di pneumatici, nonché: etc etc
tali regolamentazioni non si applicano ai velocipedi quando sono usati durante competizioni sportive. (durante gli allenamenti si!)

Siamo di fronte ad una regola che usa termini del medioevo che non prende misura del tempo e non rispetta nello specifico i cambiamenti che ci sono stati a iniziare con la legge 91 sul professionismo emanata il 23 marzo 1981 con la quale, ancora oggi, si escludono tutte le donne dello sport a poter diventare professioniste.

Alla luce di quanto, si evince chiaramente che l'utilizzo di una bici da corsa è soggetto a sanzioni anche agli atleti professionisti e dilettanti. (Anna Trevisi)

Per rispondere ai tanti sportivi che hanno dibattuto la parte dove, nel precedente articolo, parlo dell'OBBLIGO di essere tesserati ad un team sportivo rispondo che potrebbero avere ragione sul fatto che non ho spiegato bene il mio punto di vista.

Vedo di spiegarlo meglio
Il famoso Punto G di Conte, parla di consentire "la graduale ripresa delle attività sportive, [.....], le sessioni di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti – riconosciuti di interesse nazionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dal Comitato Italiano Paralimpico (CIP) e dalle rispettive federazioni, in vista della loro partecipazione ai giochi olimpici o a manifestazioni nazionali ed internazionali."
Questo punto evidenzia e sostiene la mia tesi che prevede l'obbligo per il ciclista di essere tesserato con una società affiliata alla Federazione e/o Enti Promozione Spotrtiva per praticare l'allenamento sportivo.
Attività sportiva (allenamento x il tesserato) non rientra nel punto F (attività motoria)

Nel frattempo consiglio fortemente, per giustificare l'uso della bicicletta da corsa in allenamento, di tesserarsi con una società dilettantistica, non solo per avere una copertura assicurativa, che potreste avere privatamente, ma per dimostrare che siete ciclisti agonisti in allenamento e che, a differenza delle auto da gara di formula 1 che hanno a disposizione gli autodromi e/o pista riservata, i ciclisti, con poche piste ciclabili e ciclodromi, sono costretti a esplicare il proprio lavoro lungo le strade anche perchè sarebbe impensabile imporre al ciclista una bici da corsa per l'allenamento conforme all'art. 68 CDS e una da corsa per le gare.

Detto questo e in attesa di approfondimenti, la mia riflessione del giorno è:
Perchè la politica ignora la bicicletta e il ciclismo e non aggiorna la regolamentazione del ciclista professionista, dilettante, amatoriale e turistico con i vari mezzi a due ruote esistenti?

Walter Pettinati

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