Ciclismo femminile Azzurro sotto inchiesta: Maila Andreotti ascoltata in Procura, Di Rocco trema...

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Maila Andreotti, plurimedagliata del Keirin, lascia il ciclismo delusa e amareggiata. La giovane friulana, intervistata dal Corriere della Sera, ha fatto dichiarazioni precise che hanno abbattuto il muro d'omertà che sembra regnare nell'ambiente azzurro. Tali dichiarazioni potrebbero portare allo scoperto nuovi nomi di ragazze e di un sistema consolidato.
Le indagini, come avevamo anticipato nel nostro articolo "MeTooCycling Italy" del 13 settembre, sono proseguite, lente, ma intrepide. La Procura ha ascoltato Maila Andreotti, la giovane ciclista che, suo malgrado, ha portato alla luce questa vicenda.

Sempre secondo Corriere.it, che segue con particolare attenzione questa vicenda, Maila è stata la prima atleta a rompere il muro del silenzio sui casi di presunte molestie nell’ambito della pluripremiata nazionale femminile. Camilla Beltramini, avvocato della ragazza dichiara: «Maila è stata convocata dalla Procura federale perché il suo nome era in un articolo di giornale. Non cerca vendette, non ha denunciato violenze sessuali nei suoi confronti. Auspichiamo ci si occupi anche del risvolto psicologico delle vicenda».

Ecco alcune domande e risposte pubblicate dal Corriere

Salvoldi ha avuto atteggiamenti sconvenienti?
«Diceva: “Lascia la porta della camera aperta”. E lui entrava in qualsiasi momento, che tu fossi vestita o no».

Anche altre atlete si sono lamentate per lo stesso motivo?
«Tra di noi, più e più volte. Ma nessuna ha voluto dirlo all’esterno».

Sarà sconveniente, ma non sono vere e proprie molestie.
«Io fisicamente da Salvoldi non sono mai stata molestata. Le ragazze che hanno avuto rapporti con lui erano tutte consenzienti. Io sollevo la questione psicologica, non fisica. Certe cose non vanno bene a priori».

Cosa sa di altro?
«Quello che era alla luce del giorno, e cioè che ha avuto relazioni con alcune atlete».

Normali rapporti sentimentali, dunque.
«Chiunque può innamorarsi, non è questo il problema. Lo diventa quando cominci a favorire chi è legata a te. Nel caso di una di loro, che non mi riguardava perché facevamo specialità diverse, ricordo ragazze che piangevano perché venivano lasciate da parte per una che non era la più forte. Tante hanno smesso per questo».

C’erano anche altre atlete?
«Sì, scappatelle. Non ho visto con i miei occhi, erano chiacchiere tra noi ragazze».

Sa di costrizioni?
«Non si tratta di costrizioni. Sono molestie psicologiche, ti metteva in condizione di annullare te stessa».

Eppure Salvoldi è il tecnico italiano più medagliato.
«Non nella mia specialità. Se lui in tutti questi anni ha tenuto un comportamento che non è consono per un tecnico della nazionale è perché nessuno gli ha mai detto che era sbagliato».

Che cosa farà ora?
«A causa del ciclismo non mi sono diplomata. Ora faccio l’ultimo anno del liceo. Devo riorganizzare la mia vita».

Un sogno?
«Le Olimpiadi di Tokyo 2020. Resterà tale».

Potrebbe ripensarci?
«Con una federazione che mi rema contro, che ha usato le qualificazioni internazionali che ho ottenuto con la mia società per iscrivere altre atlete non ci penso proprio».

Dopo il diploma?
«Vorrei entrare in Polizia. Averi potuto farlo con i risultati sportivi, vorrà dire che farò il concorso».

La Procura — presieduta dall’avvocato Capozzoli e formalmente indipendente dalla Federazione — deve valutare i comportamenti di un tecnico (denunciati anni fa da Martinello) di successo ed eventuali «coperture» politiche. Nel corso delle audizioni sono stati fatti i nomi di altre ragazze, testimoni dirette o vittime di presunti comportamenti sconvenienti: alcune sono attive nei gruppi sportivi militari.

La Procura generale del Coni, preoccupatissima per la vicenda, è pronta ad avocare a sé l’inchiesta in caso di archiviazione frettolosa o se non venissero sentiti tutti i testimoni necessari. In ballo c’è la reputazione di TUTTO LO sport FEMMINILE che ha molte carte da giocare alle Olimpiadi di Tokyo 2020.

Il mio punto di vista

In tutto questo, ACCPI della vice presidente Cappellotto tace. Possibile che l'ex Campionessa del Mondo possa non sapere?

Chi conosce da vicino lo sport femminile, sa benissimo che certi comportamenti fanno parte dell'ambiente. Non si può parlare di violenza sessuale, è tutta un'altra cosa. Molestie verbali e plagio forse sono termini più appropriati?
Io mi sono trovato davanti a tanti episodi simili nel calcio femminile e li ho pure denunciati proponendomi testimone. Le società tendono a nascondere, magari allontanando in silenzio i o le protagoniste. Le psicologhe tendono a preoccuparsi più del loro ambito a discapito di una querela. Le Federazioni non vedono, non leggono e non sentono. Con questo io non voglio incolpare e discreditare nessuno. Per me quando succedono questi fatti sono tutti colpevoli di comportamenti non consoni all'ambiente sportivo che dovrebbe essere praticato solo per fare sport.
Sono scettico che le indagini possano portare ad una verità, di sicuro a far uscire i nomi di eventuali ragazze implicate. Mi congratulo con Maila e con i suoi genitori per aver denunciato questo fatto.
A questo punto dovrebbero intervenire la Procura della Repubblica e i Gruppi Sportivi Militari ai quali appartengono le altre ragazze nominate nell'inchiesta.
La Procura della Repubblica, sembra che abbia fermato la denuncia di una presidente di società di calcio femminile avverso l'ex presidente FIGC Tavecchio, nonostante prove certe, registrate con audio e video. Nonostante telefonate registrate che mettono in evidenza un sistema consolidato. Termino con questa chicca: "Tutti i presidenti FIGC hanno s.....o e adesso che ci sono io, no?" - "Le ho filmato il contratto" - "Sono andata a San Patrignano perchè la responsabile è l'amante di ........i"
Ma di cosa stiamo parlando? l'Italia funziona così, sta alle persone ribellarsi e denunciare pur sapendo che non avranno mai giustizia!

Walter Pettinati

 

 

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