Le cicliste

Sfortuna, cadute e un pirata della strada non fermano Diana Locatelli

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Stasera vi propongo una storia complicata. La protagonista è una ragazza di appena 18 anni che è riuscita, da battere i maschi in volata, a lasciarsi alle spalle la sfortuna, alcune brutte cadute e un brutto incidente che, per colpa di un pirata della strada, l'ha tenuta bloccata a letto con il bacino rotto. L'amore per il ciclismo di questa ragazza è così grande che è riuscita a rimettersi in sella, disputare buone gare e ritornare in forma psico-fisica per disputare l'esordio tra le Elite.

 

"Mi chiamo Diana Locatelli e ho 18 anni. Sono nata il 29 agosto 2000 e vivo a Melegnano, a pochi km da Milano. Frequento la 5ª superiore di un istituto tecnico economico, indirizzo relazioni internazionali per il marketing con 3 lingue straniere (inglese, spagnolo e francese). A scuola vado bene e la mia passione sono le lingue straniere."

Diana dopo questa sua presentazione continua dicendo...
"Amo ascoltare musica e leggere, dormire e mangiare (ahaha). Mi piace la fotografia, in particolare farmi fotografare da mio papà (fotografo amatoriale). Sono una persona molto riservata ed evasiva a primo impatto, ma poi divento più socievole e divertente, dopo aver conosciuto chi mi sta davanti."

Ciclismo passione di famiglia
"Il ciclismo ha sempre avuto un ruolo fondamentale per me e per la mia famiglia. Infatti è stato proprio grazie alla mia famiglia che ho intrapreso questa strada.
Mio nonno, fin da ragazzino, iniziò a lavorare nel negozio di bici di suo zio, fino a quando rilevò la sua attività. Il negozio di mio nonno esiste tuttora, ed è gestito da mio zio, ma mio nonno, figura emblematica per la nostra città, non riesce a staccarsi da ciò che rappresenta per lui la passione più grande della sua vita.
Mio padre ha sempre praticato ciclismo nella squadra di mio nonno, e così ha conosciuto mia mamma. Loro hanno tramandato questa passione ai miei due fratelli, Davide di 25 anni e Lorenzo di 23, i quali hanno corso in bicicletta da giovanissimi fino ad under 23."

Come hai conosciuto il ciclismo?
"Il mio avvicinamento al mondo del ciclismo agonistico è stato un po’ forzato. A 6 anni iniziai a praticare ginnastica artistica, benché tutti in famiglia provassero a convincermi ad iniziare a pedalare. Dopo un anno cedetti e quindi iniziai a correre per l’UC Sangiulianese, squadra maschile di San Giuliano Milanese, doveva avevano corso anche i miei fratelli.
Praticavo, durante l’inverno, ginnastica artistica e poi, da marzo circa mi dedicavo al ciclismo. Durante i primi anni (G2, G3 e G4) praticavo ciclismo senza nessuna pretesa, infatti i risultati sono stati davvero pochissimi. Decisi poi di smettere con la ginnastica artistica e di dedicarmi appieno al ciclismo e infatti iniziai a migliorare, ottenendo qualche discreto risultato. "

Il passaggio nella categoria esordienti
"Il passaggio nella categoria esordienti non fu così traumatico come pensavo. Ho sempre avuto la fortuna di allenarmi con un gruppo abbastanza numeroso di ragazzi più grandi di me (allievi), mi allenavo con loro e poi, raggiunto il chilometraggio adatto alla mia categoria, tornavo a casa. La Sangiulianese è stata per me come una vera e propria famiglia, e non finirò mai di ringraziare il mio allenatore Claudio, con il quale non perdo mai l’occasione di uscire in bici insieme ancora oggi."

I primi risultati
"Durante il primo anno da esordiente ho collezionato una sfilza di undicesimi posti, mentre nell’ultimo mese di gare mi sono piazzata sempre nei primi 5.
Il secondo anno da esordiente è stato il migliore di tutta la mia “carriera” sportiva. Ad inizio anno sono riuscita a vincere 2 gare consecutive: la prima è stata il 21 aprile 2014 (sì mi ricordo ancora la data esatta), era il giorno di Pasquetta ed era una gara maschile. Sotto il diluvio, sono entrata in testa all’ultima curva e con una volata lunghissima sono riuscita a vincere, non me ne sono neanche resa conto;
4 giorni dopo, il 25 aprile, ho vinto una gara femminile, sempre in volata di gruppo. Da lì, mi sono piazzata sempre nelle 10, tranne alcune occasioni.
Nello stesso anno, durante l’inverno, ho iniziato ad andare in pista a Montichiari ed è stato subito amore a prima vista. Ho partecipato alle 3 sere del Garda e ho concluso in seconda posizione della classifica generale, dietro a Silvia Zanardi."

La sfortuna posa gli occhi su Diana
"Durante la stagione ho corso sempre in pista, vincendo i due titoli regionali in palio e così sono stata convocata per i campionati italiani di Bassano del Grappa, dove mi sono presentata in ottima forma ma la sfortuna mi ha remato contro. Infatti, a causa della pista bagnata, sono caduta due volte, facendomi molto male al gomito e dopo essermi qualificata per tutte e due le prove, ho dovuto rinunciare a correre le finali.
Rientrata a casa, dopo qualche giorno di recupero avevo una grande voglia di riscatto, ma ancora una volta sono stata sfortunata perché, in una gara maschile nel bresciano, sono caduta di nuovo. Questa volta però le conseguenze sono state peggiori, infatti mi sono rotta la spalla e due costole. Dopo un mese di stop circa sono tornata alle gare (a settembre) e sono riuscita ad ottenere ancora qualche piazzamento."

La scelta di un team al femminile
"A fine stagione ho iniziato a pensare di dovermi inserire in una squadra femminile e quindi, dopo aver valutato alcune opportunità, ho scelto di correre per il Team Valcar, ma le cose non sono andate come dovevano. E' stato un anno difficile a causa di problemi alle ginocchia sorti durante la preparazioni e che mi hanno bloccata le aspettative."

Allieve secondo anno, nuovo team e brutto incidente
"Sono passata quindi, da secondo anno allieva, alla Ju Green di Gorla Minore. Lì ho trovato un clima accogliente. Anche in questa squadra si erano creati dei bellissimi rapporti ed eravamo proprio come una famiglia, dalle compagne e le rispettive famiglie, all’allenatore Ermano.
All’inizio è stato difficile, perché ero reduce da un’annata complicata, ma poi sono riuscita a sbloccarmi verso maggio. Dopo i campionati regionali su pista, dove ho portato a casa qualche risultato sul podio ma sono stata di nuovo colpita dalla sfortuna. Era venerdì 20 maggio 2016 (anche in questo caso, ahimè, ricordo benissimo la data) quando, a causa di una macchina che in una curva viaggiava contromano e che mi ha colspita, sono caduta, riportando numerose serie contusioni alla parte destra (ginocchio, spalla gomito) ma soprattutto la frattura del bacino.
Grazie alla presenza di mio padre, il pirata della strada è stato fermato e alcuni passanti mi hanno aiutata.
Dopo 9 ore in pronto soccorso, quando mi è stato comunicato l’esito delle radiografie, non ci volevo credere. Volevo appendere la bici al chiodo. Ma, grazie alla mia famiglia e alla mia squadra, sono riuscita a superare questa batosta sia fisica che psicologica e quindi, dopo più di un mese immobile a letto, ho ripreso a pedalare e a fine luglio mi sono rimessa in gioco. "

Un trauma difficile da superare ma...
"Le prime gare al rientro sono state molto difficili, sia a livello fisico che mentale: dal momento dell’incidente non ero più la stessa, avevo una paura tremenda di stare in gruppo, paura che mi sono portata dietro fino a poco tempo fa. Concluso il secondo anno da allieva, sono passata juniores alla Cadorago.
Il passaggio è stato molto duro, ho sentito tanto la differenza di categoria, specialmente il fatto di correre con le donne elite."

Dopo un primo anno complesso il passaggio al Team Gauss.
"Una squadra che mi ha dato grande fiducia, con la quale mi sono trovata davvero bene. Non succedeva da tempo. Con le compagne si è creato un legame fantastico e, anche se le nostre strade si sono divise (tranne 2 compagne che sono ancora con me in squadra), non smettiamo mai di tenerci in contatto. La mia allenatrice Julia è riuscita, in solo pochi mesi, a farmi migliorare davvero tanto e per questo la ringrazio.
L’anno scorso è stato davvero bellissimo. Personalmente, non ho ottenuto grandi risultati ma mi sono sempre messa a disposizione delle mie compagne per ottenere il massimo risultato di squadra. E in diverse occasioni ci siamo riuscite. Le vittorie e i bei piazzamenti di Silvia ed Emanuela era come se li avessi ottenuti io. Una grande gioia vedere le proprie compagne esultare e sapere che, se sono arrivate lì, e anche grazie a te. In questo team ho capito veramente cosa significa fare squadra."

Esordio nel ciclismo che conta
"Ora sono elite primo anno e corro sempre nel Team Gauss. Innanzitutto ringrazio la squadra per avermi dato ancora una volta l’opportunità di poter correre con loro.
Quest’anno siamo una squadra di giovani, siamo in 12, io ed Emanuela siamo le più grandi, poi ci sono 7 ragazze del primo anno e 3 del secondo anno. Grazie ai frequenti ritiri abbiamo avuto modo di conoscerci e di amalgamarci, e devo dire che siamo un bel gruppo. Manca poco meno di un mese alla prima gara, che sarà il 10 marzo a Montignoso, con le elite. Sono un po’ “agitata” ma stiamo lavorando bene."

I sogni della ciclista
"Quando ero piccola e sognatrice, il mio sogno era l’olimpiade. Ora, che sono cresciuta e sono più consapevole, il mio sogno, per quanto riguarda lo sport, è la maglia azzurra (per l’olimpiade.. Chissà). Per quanto riguarda la vita, il mio sogno è quello di trovare ciò che mi rende felice ed impegnarmi al 100% per realizzarlo."

Una stagione impegnativa
"Quest’anno sarà molto impegnativo, sia a livello sportivo che a livello scolastico. So che, ad un certo punto, dovrò mettere la bici in secondo piano per dedicarmi completamente alla scuola. Il mio obiettivo è quello di ottenere il massimo risultato possibile ed uscire dall’istituto soddisfatta del mio percorso. Dopo di che, mi concentrerò al 100% sul ciclismo.. Non vedo l’ora di finire la scuola!"

Cosa ti portò a chiudere con la ginnastica e dedicarti solo al ciclismo?
Principalmente perché stavo migliorando nel ciclismo, e dall'altro lato stavo peggiorando nella ginnastica. In più il ciclismo iniziava a piacermi davvero.

Come ti accolsero i tuoi compagni maschi della Sangiulianese?
Mi accolsero bene, il clima era molto leggero, scherzoso. Ad ogni allenamento c'era da divertirsi.

Ricordi gli insegnamenti di Claudio Scapin?
Lui mi ha sempre insegnato che il segreto per migliorare è abituarsi alla fatica. Fare le cose in maniera corretta, senza strafare ma con la giusta serietà e divertimento.

Da esordiente 2 anno due vittorie e dopo cosa è successo?
Ho iniziato l’anno con un’ottima condizione, poi ho avuto un calo, è normale. Mi sono poi mantenuta costante per tutta la stagione, vincendo soprattutto in pista e piazzandomi quasi sempre in strada.

Battere un gruppo di maschi in volata non è da tutte, cosa hai provato tagliando il traguardo e come l’hanno presa i tuoi avversari?
Inizialmente non me ne sono nemmeno resa conto. Quando ho iniziato a realizzarlo, ero felice e soddisfatta. Come l’hanno presa i miei avversari? Penso gli abbia dato fastidio essere stati battuti da una ragazza… Ahaha

Quali differenze hai trovato correndo su Strada e su pista?
La pista è tecnica, ma anche questioni di attimi. Serve moltissimo per guidare meglio la bici ed avere un buon colpo di pedale. Nonostante questo, trovo la strada una disciplina più completa ed emozionante.

Quali sono le tue caratteristiche?
Direi velocista. Ma mi piacciono molto i percorsi mossi.

Da allieva si inizia a fare sul serio, cosa ti ha insegnato Ermano Torti?
Mi ha insegnato a non mollare, anche se ti sembra di non farcela più. Inoltre mi ha insegnato a tirare fuori le unghie e ad essere più consapevole delle mie capacità.

Una caduta dietro l’altra e Diana è più forte di prima, prima la spalla, dopo il bacino che ti ha costretta ad un mese di fermo. Ci racconti quel mese e come sei riuscita a ripartire?
Quel mese sembrava non finire mai. Vedevo un sacco di foto in giro per il web delle mie “colleghe” durante gli allenamenti e le gare. E io non potevo fare niente, nemmeno muovermi. Grazie ai miei familiari e alle mie compagne sono riuscita a superarlo e a rimettermi in sella.

Passaggio al Team Gauss, nuove allenatrice Julia Martisova e nuovi metodi di allenamento?
Ho un bel rapporto con la mia allenatrice Julia Martisova. Dopo un primo periodo in cui ci siamo conosciute, siamo entrate in sintonia. I suoi allenamenti, in parte nuovi e in parte lavori che facevo già, sono molto efficaci, mi trovo bene.

Una stagione da Junior secondo anno senza risultati, quali i motivi?
Non è facile ottenere dei risultati nella categoria Junior. Il mio compito era principalmente quello di aiutare le mie compagne che erano più in forma di me.

Il gioco di squadra è fondamentale per vincere, come hai aiutato le tue compagne a cogliere i successi?
Mi sono sempre impegnata al massimo per aiutarle in gara, per tenerle coperte o portarle davanti in prossimità di qualche salita o sul finale di gara. Inoltre ho cercato di dare il mio supporto anche fuori dalle gare, come amica.

Il passaggio tra le Elitè è sempre molto impegnativo, quali sono le tue aspettative personali?
Sono consapevole del fatto che ora non si scherza più. Spero di riuscire a fare una bella annata e migliorare sempre.

Dopo tante vicissitudini, hai riacquistato fiducia in te stessa, ti senti pronta?
Fortunatamente sì, sempre grazie alla mia famiglia e alla squadra.

Cosa significa per una ragazza fare la ciclista?
Significa mettersi in gioco, fare tanta fatica, dare il massimo. Non è un semplice sport, è una scuola di vita.

Ti sei mai sentita discriminata?
No.

Allenamenti e sicurezza stradale, i tuoi suggerimenti?
Bisognerebbe prestare più attenzione sulle strade. Ci sono troppi comportamenti sbagliati, sia da parte dei ciclisti, sia da parte degli automobilisti. Io, nel mio piccolo, cerco di stare più attenta possibile, rispetto il codice della strada e cerco di prevedere le mosse, per quanto possibile, di quelle persone che potrebbero, a bordo di un'auto, danneggiarmi.

Ci racconti l’incidente che ti ha coinvolta con la frattura del bacino?
Facendo una curva mi sono trovata davanti un'auto nella mia corsia. L'automobilista era contromano, non stava neanche guardando la strada (probabilmente aveva il cellulare in mano) e non si è accorto di niente. Sono riuscita ad evitare in frontale, l'auto mi ha toccata e sono caduta. Mio padre mi seguiva in moto e cosi ha potuto seguire l'auto e fermarla."

Riccardo Magrini (Eurosport) ha consigliato ai ciclisti di farsi notare utilizzando luci varie, sei d’accordo? Lo trovi utile?
Assolutamente sì! Io viaggio costantemente con una luce sul canotto della sella, inoltre il casco che ci fornisce la squadra è dotato di una lucina. Lo trovo molto utile.

Ciclista promettente e alunna speciale, quali sono i tuoi obiettivi professionali?
Spero di continuare con il ciclismo. Nel caso in cui non riuscissi, mi piacerebbe migliorare le mie conoscenze a livello linguistico e quindi viaggiare all'estero, per studiare o lavorare.

Il ciclismo ti ha fatta crescere sana, forte e bella, sei fidanzata o innamorata?
Grazie! Sì sto frequentando un ragazzo.

Come si approcciano con te i corteggiatori?
Non saprei come rispondere.. ahaha

Quanto pesano in te le rinunce che devi fare per il ciclismo?
Le rinunce sono frequenti, ma non mi pesano più di tanto perché sono contenta di ciò che faccio. Anche i miei amici lo capiscono, ormai mi conoscono.

Ci sveli la tua settimana tipo, tra studio, ciclismo e vita privata?
La mia giornata inizia alle 6.50 quando suona la sveglia. Colazione, scuola fino alle 14 e poi subito a casa. Pranzo e allenamento, che sia in palestra o in bici. Dopo l'allenamento doccia e studio fino all'ora di cena. Tempo di mangiare e poi di nuovo a studiare finché non mi si chiudono gli occhi. A volte, se non termino lo studio la sera, mi sveglio presto la mattina per ripassare le ultime cose. Ma oltre a questo, ogni tanto mi concedo qualche uscita con gli amici.

Chi è Diana?
Domanda difficile.. Diana è una ragazza gentile e premurosa, all'inizio timida e riservata, ma poi più aperta e socievole.

Hai mai chiesto ai tuoi amici cosa pensano di te?
Sì, ma non a tutti.

Cosa ami e cosa odi?
Amo mangiare, dormire, la mia famiglia e i miei amici.

Cosa odio?
A parte le cimici e il formaggio, niente!

Hai hobby?
Ci sono alcune cose che mi piace fare come leggere, ascoltare la musica, guardare serie tv e farmi le unghie.

Mare o montagna?
Fin da piccola sono sempre stata in vacanza in montagna, ma il mare mi piace di più.

Cosa faresti per dare piu visibilità al ciclismo femminile?
Promuovere il ciclismo femminile sui social network e attraverso la televisione, credo sia un inizio. Mettere sullo stesso piano il ciclismo femminile e il ciclismo maschile, organizzando più gare femminili in concomitanza dei grandi giri e delle grandi classiche maschili, come già si sta facendo negli ultimi anni.

Un tuo personale augurio al mondo delle due ruote?
Spero che tutti si rendano conto di quanto speciale sia questo mondo, che venga valorizzato e promosso al pari degli altri sport considerati “maggiori” in Italia.

Un grosso in bocca al lupo a Diana per l'esordio come Elite e per lo studio, sperando già da questo anno sfrecciare in testa al testo come quando metteva in fila i concorrenti maschi.

Potete seguire Diana Locatelli sul suo profilo Instagram: https://www.instagram.com/dianaaloca_/

Walter Pettinati

 

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