Desiderare di realizzare un sogno custodito per anni in un cassetto, tirarlo fuori e vivere quella passione ardente che accompagna chi ama pedalare in sella ad una bici con il manubrio in giù. Perché “non è necessario essere campioni per amare il ciclismo”. Lei è Silvia Folloni e questa è la storia del suo sogno sulle due ruote che ha fatto un patto con lo studio.

5 giugno 2018 - Le prime pedalate su una biciclettina unite alla passione di nonno Silvestro e di zio Michele sono state fatali per Silvia Folloni che ha iniziato a sognare e a custodire il suo grande desiderio in un cassetto. Ma, si sa, ci sono sogni talmente grandi che un giorno o l’altro trovano la strada per uscire e anche il modo di convincere mamma e papà… Così, la quasi ventitreenne élite del Team Zhiraf-Guerciotti-Selle Italia ha convinto Lucia e Roberto ed ha potuto vivere le gioie e le difficoltà del ciclismo in sella alla sua bici con il manubrio in giù.

Ora Silvia sta affrontando l’ostacolo più grande, senza la minima intenzione di mollare la sua passione, che ha sempre seguito nel rispetto del patto ciclismo-studio. Un accordo che è riuscita a tenere in equilibrio e che l’ha portata a laurearsi in psicologia e a continuare con la magistrale...

Avevo circa tre anni quando, per la prima volta, provai una bici senza rotelle: fu una delle mie più grandi conquiste.

L’attesa e il sogno...
Ricordo interi pomeriggi a casa dei nonni, in sella alla mia piccola biciclettina, mentre pedalavo senza sosta intorno al perimetro della casa. Aspettavo solo l'età dei sei anni per poter finalmente iniziare a gareggiare con quelle bici speciali dal manubrio piegato in giù. Ogni anno, il mio nonno organizzava una gara nel suo paese per i giovanissimi e io non vedevo l'ora di potervi assistere, sicura che l'anno dopo anche io ne avrei preso parte. Il momento però per me non arrivava mai: i miei genitori spaventati dalla pericolosità di quello sport non mi permettevano di iniziare a correre.
Così fui costretta per molti anni a fare da spettatrice, senza mai perdere la speranza di potervi un giorno partecipare. Avevo solo chiuso il mio sogno in un cassetto, ma custodito con cura. Era così inusuale che una bambina avesse tutta questa voglia di intraprendere uno sport così faticoso, eppure era tutto ciò che volevo.

…uscito dal cassetto
Avevo quindici anni quando il mio sogno si è realizzato. Ora ne ho 22 quasi 23, e sto ancora vivendo il mio sogno: spero di risvegliarmi il più tardi possibile. I miei genitori sono diventati i miei più grandi sostenitori e così finalmente ho avuto anche io la bici con il manubrio in giù.

La prima gara
Ricordo come fosse ieri il giorno della mia prima gara: Bovolone. Ricordo la tensione che ho provato prima della partenza, quando hai il cuore in gola e un nodo allo stomaco. Non mi sembrava vero di essere lì. Mi guardavo intorno e vedevo il resto del gruppo sorridente, mentre io quasi tremavo. Non posso descrivere a parole la gioia e la paura di quei momenti. Feci giusto un chilometro prima di rimanere attardata per una caduta. Tornai all'arrivo arrabbiatissima, convinta che io avrei voluto provare quelle emozioni per sempre. Ad oggi è uno dei ricordi più belli che conservo. Ero già allieva secondo anno e quella stagione passò fin troppo in fretta insieme alla mia squadra, la S.C. Canavesi che ricordo con tanto affetto.

Tempo, cambiamenti, difficoltà e sensazioni intatte
Ben presto iniziai a terminare le gare e a prendere un po' più di sicurezza insieme alle mie piccole soddisfazioni, ma non ho mai perso quella sensazione pre-gara che anche ora mi accompagna.
Il passaggio tra le junior per me fu devastante: un cambio di ritmo e di chilometraggio che io non potevo sostenere con un solo un anno di esperienza.

La strada fatta
Quell'anno terminai soltanto quattro corse. Non mi vergogno a dirlo, mi piace guardare indietro e ricordare quanta strada e fatica io abbia fatto per arrivare fino qui. Nonostante tutto non ho mai pensato di smettere.

e la fortuna di...
Sono stata fortunata perché ho sempre avuto al mio fianco persone che mi hanno incoraggiata nonostante i miei risultati non fossero così eclatanti. Fin dal primo anno agonistico insieme a Roberto e poi nella categoria Junior con Daniele, ho sempre avuto la sensazione che la mia squadra fosse un po' anche la mia famiglia. Sono stata fortunata perché ho corso in pista, sono entrata nel mondo del ciclocross (che tutt'ora pratico in inverno) e ho fatto bellissime esperienze che porterò sempre nel cuore.

Il difficile passaggio tra le élite
Il passaggio tra le elite di nuovo è stato tutt'altro che semplice. Non sempre, come invece mi era successo nelle categorie inferiori, ho trovato le porte aperte e il sostegno necessario. Ma niente era più forte della mia passione. Nessuno avrà mai il potere di farmi scendere dalla bici a meno che non lo decida io. Così mi sono accasata alla Chirio Tre Colli, che ha creduto in me e mi ha ridato finalmente la possibilità di gareggiare in serenità e di partecipare a competizioni di spessore più alto.

Verso la laurea magistrale con la triennale in tasca
Nel frattempo ho frequentato l’università e mi sono laureata in psicologia. Sto continuando gli studi e frequento il corso di laurea magistrale in psicologia clinica e neuropsicologia.

folloni silvia618laurea

La nuova avventura nel team Zhiraf-Guerciotti-Selle Italia
A metà della scorsa stagione è arrivata per me una nuova opportunità che ho deciso di prendere al volo; così oggi gareggio per il team Zhiraf di Prato, nelle bellissime colline Toscane.

L’inconveniente
Purtroppo al giro della Campania, ad aprile, sono caduta nelle fasi finali di gara procurandomi la frattura della clavicola destra. Ora sono costretta ad un periodo di stop forzato. La delusione è molta perché quest'anno avevo molte aspettative, ma la mia squadra mi ha mostrato la sua vicinanza e spero di poter tornare presto e prendere le mie soddisfazioni.

Le opportunità del ciclismo e le sicurezze
Il ciclismo mi ha dato l’opportunità di conoscere persone e stringere amicizie anche ancora oggi sono molto importanti. Senza questo sport non sarei la persona che sono adesso. Non sono una campionessa e forse mai lo diventerò, ma non smetterò mai di impegnarmi e di credere in ciò che faccio. Niente potrà mai farmi scendere dalla mia bici, perché ho dato tutta me stessa per essere dove sono adesso. Non è necessario essere campioni per amare il ciclismo.”

Sei stata nominata da Virginia D’Angelo con la seguente motivazione:
“Allora Silvia Folloni della Zhiraf, ho scelto lei perché è davvero una ragazza meravigliosa. Purtroppo qualche settimana fa è caduta e si è rotta la clavicola (tutte raccattate siamo), secondo me merita tanto perché è una ragazza che si è sempre divisa tra università e bici e ha sempre portato ottimi risultati!????????”

Cos’hai pensato appena ti abbiamo contattata e cosa ti ha portato ad accettare la nomination?
Sono contenta dell'opportunità perchè ho la possibilità di parlare un po' di me e del mio amore per il ciclismo.

Se per amare il ciclismo non è necessario essere un campione, per praticarlo cosa serve?
Sì è vero, non è necessario perchè io penso che tutti quelli che praticano ciclismo siano un po' campioni. Per praticarlo serve prima di tutto passione, ma non basta. Ci vuole costanza, dedizione e sacrificio. È necessario fare delle rinunce che i ragazzi della nostra età non fanno. Ma a noi ciclisti questo non pesa. Ecco perché io penso che quando una persona si impegna al massimo, nel suo piccolo è sempre un po' campione.

Nel tuo racconto hai riferito al ciclismo gli aggettivi faticoso e pericoloso. Cosa ti spinge ad accettare questi due dati di fatto?
Non penso che il ciclismo sia uno sport pericoloso, anche se è abbastanza rischioso, ma è una cosa a cui uno non pensa altrimenti non lo farebbe. Sicuramente per allenarsi in strada occorre sempre tanta attenzione e gli infortuni fanno parte del mestiere come è successo a me un mese fa. La fatica invece è il nostro pane ma anche le soddisfazioni dopo aver portato a termine le fatiche.

Il pericolo in questo sport è una carta del gioco che si può cambiare? Se sì, come?
Il pericolo in gara fa parte del gioco. Sicuramente in gruppo si presta sempre la massima attenzione, ma le cadute ci sono. In strada invece è diverso. È necessario sensibilizzare gli automobilisti e promuovere il rispetto per noi che facciamo delle strade la nostra palestra. Ma penso anche che dobbiamo essere noi i primi a rispettare il codice della strada.

Winston Churchill disse “L’ottimista vede opportunità in ogni pericolo, il pessimista vede pericolo in ogni opportunità.” Sei ottimista o pessimista?
Se devo essere sincera non saprei rispondere. Cerco sempre di essere ottimista, ma nei momenti difficili a volte sono un po' negativa.

Nonostante queste premesse, i tuoi genitori si sono convinti e ti hanno permesso di realizzare il tuo sogno. Come è successo?
Mamma Lucia e papà Roberto come tutti i genitori volevano solo proteggermi dalla paura che potessi farmi male. Ma poi hanno capito che non era solo un capriccio di una bambina che vuole provare tutti gli sport ma che era quello che volevo. Non so bene come sia successo. Ricordo che io trovavo sempre l'occasione per fargli notare che volevo correre in bici, che almeno avrei voluto provare. Ogni occasione era buona per tirare fuori il discorso. Poi un amico di mio papà mi ha prestato una bici da corsa. E poi non c'è stato più niente da fare. Adesso mi appoggiano in tutto perchè mi vedono felice per ciò che faccio e io gli sono molto grata. Mi portano alle corse, non mi fanno mancare niente e mi permettono di correre e studiare serenamente. Così io ho sempre cercato di ripagarli portando dei bei risultati a scuola.

Ricordi la reazione e le parole di tuo nonno al tuo esordio?
Nonno Silvestro era molto contento per me. Sia lui, ma anche mio zio Michele che correva da giovane il quale anche oggi mi accompagna spesso in allenamento quando può.

Negli anni, oltre alla tua passione per le due ruote, sei riuscita a portare avanti lo studio. Hai mai dovuto, anche momentaneamente, rinunciare all’uno o all’altro? Se sì, quale ha avuto la priorità?
Alla fine il patto implicito era che portassi avanti anche la scuola e io l'ho sempre trovato giusto. Per fortuna non ho mai avuto problemi a livello scolastico e mi piace studiare ciò che è nel mio interesse. In realtà no, non ho mai dovuto rinunciare a niente per ora. Solo durante il mese della maturità ho rallentato un po' il ritmo di gare e allenamenti. Riesco a conciliare bene scuola e ciclismo. Andando all'università con buona volontà ci si può organizzare bene. Sicuramente nella settimana che precede un esame lo stress è un po' più alto del solito, ma credo sia così per tutti.

Sport e studio, ma anche e soprattutto donna e sport, sono connubi che nella nostra bella Italia si scontrano. Cosa pensi al riguardo e come ci si dovrebbe muovere per migliorare le cose?
Sicuramente il ciclismo, come molti altri sport è visto uno sport più maschile che femminile. Ma negli ultimi anni si stanno facendo moltissimi passi avanti basta vedere i grandi risultati che le donne stanno portando anche a livello Internazionale. Spero che sia questa la strada su cui disegnare il futuro del ciclismo femminile. Per quel che riguarda la scuola, certo è che non è facile trovare un equilibrio, soprattutto negli anni delle superiori. Non so come si potrebbe intervenire ma sicuramente è importante garantire ad un ragazzo la possibilità di praticare sport ad alti livelli ma anche quella poter portare avanti gli studi senza che le due cose si scontrino. Non è giusto scegliere tra scuola e sport.

Generalmente nella vita, le priorità le metti a fuoco a priori o le decidi strada facendo?
Io cerco di fissarmi degli obiettivi. E poi decido strada facendo. Bisogna sempre avere un piano B, le cose non sempre possono essere come si sono programmate.

Qualche settimana fa, hai subito un infortunio che ti ha cambiato i programmi, facendoti momentaneamente scendere dalla bici. Rimescolare le carte e rimettersi in gioco aiuta? Se sì, in che modo e perché?
Sì, purtroppo dovrò stare lontano dalle gare per un po'. Dopo un mese la frattura non si è ancora risolta per cui a breve sarò sottoposta ad un intervento chirurgico. Uno stop così lungo non era in programma purtroppo, proprio quest'anno per il quale avevo altre aspettative. Ma è andata così. Ma sono lo stesso contenta per tutto il sostegno che ho avuto. Sicuramente a volte rimescolare le carte aiuta, meglio però se non è colpa di un infortunio. Ne ho approfittato per portarmi un po' avanti con lo studio e per sfruttare il tempo libero che di solito non ho. Sicuramente è stata la conferma che ho ancora tanta voglia di pedalare.

In questi anni in bici, quale ritieni sia stato l’ostacolo più difficile da superare? Perché?
Forse l'ostacolo più difficile da superare è stato questo infortunio. È stato il più grave e sicuramente lo stop più lungo che abbia mai fatto. Quando sei uno sportivo e sei fermo nella mente ti passano un sacco di cose. Perchè si ha paura di non essere più quelli di prima. Ma come ho detto sto ricevendo tanto sostegno e quando finalmente potrò tornare in bici lavorerò duramente per fare un bel finale di stagione.

Qual è l’insegnamento più grande che ti ha dato il ciclismo?
Il ciclismo è una scuola di vita, sembra una frase fatta e lo dicono tutti, ma è davvero così. Mi ha insegnato tantissime cose. Io non sarei la persona che sono senza il ciclismo. Mi ha insegnato che se non ti impegni non arrivi da nessuna parte, mi ha insegnato cos'è il sacrificio e la rinuncia. Mi ha insegnato a lavorare duramente per raggiungere gli obiettivi e che se non sei pronto a dare tutto allora è meglio che lasci stare. Mi ha insegnato ad accettare la dura realtà delle gare andate male. Ma mi ha anche fatto conoscere la vera soddisfazione dopo una gara andata bene, in cima ad una salita. Mi ha insegnato ad essere leale a rispettare le regole. Mi ha insegnato che i rapporti di amicizia sopravvivono anche alla distanza, perché nel ciclismo si è amici anche delle persone che la gente chiamerebbe avversari.

Ci sono una gara e un luogo a cui sei particolarmente legata?
Non c'è una gara a cui sono particolarmente legata. Ma posso dire che la Brianza è un luogo a cui sono molto legata perchè è dove sono cresciuta di più ciclisticamente parlando e anche come persona, dove ho svolto moltissimi allenamenti e dove ho conosciuto alcune tra le persone che ancora oggi sono al mio fianco.

A proposito di luoghi. Quale vorresti sia la tua prossima meta?
Mi piacerebbe molto visitare gli Stati Uniti un giorno.

E quali hai prefissato per la tua vita?
Di sicuro vorrei correre in bici ancora per un po', fare belle esperienze e vivere al massimo quella che è la mia passione.
Per il resto invece vorrei un giorno avere una bella famiglia, terminare gli studi e lavorare come psicologa che è ciò per cui sto studiando.

La tua nomination (possibilmente avversaria) e la motivazione…
Nomino Silvia Magri del team Gauss perchè la ammiro molto. Mi sono avvicinata molto a lei nell'ultimo anno. Ci siamo allenate spesso insieme, è molto determinata e si impegna tantissimo. Le auguro di raggiungere tutti i suoi obiettivi perché se lo merita davvero. Faccio il tifo per lei.

Ilenia Milanese
cicliste.eu
© RIPRODUZIONE RISERVATA