Il ciclismo nel sangue di Virginia D’Angelo

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Chiedere aiuto. È questo uno dei tanti insegnamenti che il ciclismo ha dato a Virginia D’Angelo ed è proprio l’aiutare chi è in difficoltà una delle sue tante doti. Dopo tredici anni passati a pedalare e una serie di ostacoli superati, il suo ciclismo è a una svolta, ma rassicura: “Buttarmi su di una bicicletta?! Lo rifarei altre mille volte.”

12 maggio 2018 - Ci sono persone che se ne vanno lasciando un segno indelebile nelle nostre vite, persone speciali, capaci di essere sempre e per sempre nei nostri cuori. Tutto quello che fa Virginia D’Angelo, ogni minima soddisfazione o vittoria che ha la dedica a loro…

Dorian e Cecilia, due amici speciali che se ne sono andati troppo presto, e a Luciano, il nonno eroe che è stato inconsciamente il “la” della sua avventura sui pedali perseguendo il primo obiettivo: “andare a vincere i salami”. Classe 1997, vive a Barberino di Mugello e, dopo aver dedicato anni alla sua passione per le due ruote, ha da poco deciso di mettere da parte l’agonismo per costruirsi un futuro. Una decisione sicuramente sofferta, ma inevitabile per una ragazza che, con un diploma di geometra in mano, frequenta l’università di ingegneria meccanica e per mettere da parte qualche soldino ha accettato un’offerta di lavoro. Il suo sogno?! Quello di comprare casa con il fidanzato Davide Masi, anche lui ciclista come lei, della Mastromarco. Il loro amore viaggia da quasi cinque anni su quattro ruote e li dirige verso un obiettivo comune. Di cosa sono frutto le idee chiare di Virginia?! “Quello che ho passato mi ha fatto capire ancora meglio ciò che desidero nel futuro, poi voglio credere alle favole che mi raccontava mio nonno😂😍”.

Pratico questo sport dal 2005, ho cominciato tra i giovanissimi, ho avuto la spinta di mio nonno a cui piaceva guardare le corse in televisione.

Le squadre
Ho corso nella Gastone Nencini con Ermanno Ballerini fino alla categoria allieva, poi ho fatto il primo anno da juniores nella Piemonte in Rosa con Daniele Fiorin, altri due anni con la Vallerbike con Michelangelo Dorangricchia e infine altri due anni (compreso quello di quest'anno) nella Pro Cycling team con Manuel Fanini.

Difficoltà e ostacoli superati
Sono stati anni difficili. Quando correvo nella Vallerbike sono stata presa con lo specchietto da una macchina e l’incidente mi ha compromesso metà stagione perché ho riportato conseguenze ad una spalla; l'anno dopo ho preso la mononucleosi da una compagna di squadra e l'anno scorso sono caduta durante un allenamento in ritiro con la squadra con conseguente rottura dei legamenti, quindi sono stata operata e sono risalita in bici dopo sei mesi di stop.
Ora i ritmi sono alti e io sono indietro fisicamente e anche mentalmente, ma ce la sto mettendo tutta. Per fortuna ho avuto amici, tra cui la stessa Federica, e il mio ragazzo, Davide, che mi sono sempre stati accanto.

L’ultimo anno da élite
A inizio anno avevo preso la decisione che il 2018 sarebbe stato l'ultimo, agonisticamente parlando, perché volevo dedicarmi a qualcosa che mi offrisse di più economicamente e agli studi poiché frequento la facoltà di ingegneria meccanica.

La decisione di smettere e il grande amore per il ciclismo ...
Ci sono stati dei cambiamenti, ho avuto un'offerta di lavoro molto buona e ho deciso di lasciare l'agonismo. Quindi ecco, smetto di fare le gare, ma non smetterò mai di andare in bici, è una cosa che ho nel sangue ormai.
Ho lasciato la bici agonisticamente, ma non la passione.

… e per Mark Cavendish!
Ah, quasi mi dimenticavo la cosa più importante di tutte: il mio idolo è Mark Cavendish da sempre e per sempre😂✌🏽
A me piace fare le volate, perché ti dà quella scarica di adrenalina che solo un velocista può capire, e lui, per me eh, è il migliore in questo. Mi piace il modo in cui riesce a trasmettermi quell'emozione, mi piace come persona… è un po' come il primo amore, solo che è nello sport 😍😂.”

Sei stata nominata da Federica Severi con la seguente motivazione:
“Vorrei nominare la mia cara amica ed ex compagna di squadra Virginia D’Angelo, con cui, nonostante le centinaia di chilometri di distanza, ho stretto un’amicizia forte e sincera, le voglio un gran bene e mi piacerebbe che anche lei parlasse un po’ di sé, perché negli ultimi anni, a causa di una serie di infortuni, non è stata per niente fortunata (sotto un punto di vista ciclistico), ma nonostante tutto anche quest’anno è risalita in bici e sono sicura che riuscirà a riscattarsi!”

Cos’hai pensato appena ti abbiamo contattata e cosa ti ha portato ad accettare la nomination?
Quando mi avete contattata avevo già avuto uno spoiler da Fede che mi aveva chiesto se mi sarebbe andato bene, sinceramente non credevo nominasse me con tutte le persone che magari se lo meritano di più, quando poi ho visto di che si trattava mi sono un po' emozionata, fa comunque piacere raccontare e far sapere chi si è ad altre persone, soprattutto se hai passato una vita nell'oscurità.

La passione per il ciclismo ti è stata trasmessa dal nonno. Ricordi qual è stato il momento in cui hai preso la decisione di salire in sella? Lui come ha reagito?
Il nonno si chiamava Luciano Capucci, è stato il mio eroe per tutta la mia vita. Mi ricordo che guardavamo le corse in televisione, le davano ogni tanto, e lui, anche non essendo mai stato ciclista, guardava questi poveri grulli, come diceva lui, durare una fatica immane per un salame, e li apprezzava davvero tanto per tutto ciò che facevano ogni giorno, così ho deciso di andare anche io a vincere i salami, così nonno avrebbe guardato me, un giorno, in televisione. Quando mi ha visto salire su di una bicicletta aveva... sai tipo gli occhi a cuoricino? Ecco, era così. Anche se, a dirla tutta, per lui avrei potuto fare qualsiasi sport, sarebbe stato orgoglioso alla stessa maniera. Diceva che ero la sua campionessina fatta col pennellino.

Una passione è un’arma a doppio taglio che dà e toglie. La tua cosa ti ha dato e cosa ti ha tolto invece?
Beh, il ciclismo mi ha dato tanto, mi ha insegnato tanto. Sicuramente mi ha dato l'amore, l'amore di un nonno verso un nipote e lo ha fatto conoscere a me, invece, portandomi dritta a Davide. Ci sono stati tanti sacrifici dietro a tutto, quando da più piccola i miei amici andavano al luna park il sabato sera io dovevo sempre dire di no, dovevo sempre rimandare a non si sa quando, ho perso amicizie, ma per fortuna ne ho trovate delle altre. Mi ha dato tanta felicità, mi ha reso felice, mi faceva divertire, ero sempre col sorriso sulla faccia quando andavo in bicicletta, mi faceva scordare dei problemi che c'erano in casa mia e mi faceva sentire libera, anche se per qualche ora. È stata la mia migliore amica, ci ho riso e ci ho pianto sopra di lei.

Tra gli inconvenienti che ci hai raccontato, qual è stato il più difficile da superare e perché?
Il più difficile è stato l'ultimo, l'intervento al ginocchio, dopo due anni che mi ripetevo che l'anno dopo sarebbe andato meglio mi sono ritrovata di nuovo punto e a capo, dopo aver fatto la preparazione a modo mi sono ritrovata nuovamente ferma, e stavolta non potevo nemmeno risalire in bici tanto presto. Quando ci sono risalita non avevo più muscoli alla gamba operata e mi è toccato rifare tutto da capo, di nuovo, ancora. Questa è stata la più difficile perché avevo alle spalle altri due anni che mi avevano demoralizzata, e sicuramente quella caduta non ci voleva.

Misurarsi con un ostacolo é un po’ come scoprirsi. Le difficoltà che ti si sono presentate cos’hanno scoperto di te e, se lo hanno fatto, cos’hanno cambiato?
In questa "carriera" ciclistica ne ho avuti tanti di ostacoli, mi hanno insegnato a chiedere aiuto, prima ero così orgogliosa da non lo chiedevo a nessuno. Mi hanno insegnato che niente è impossibile, che proprio quando pensi che tutto sia finito arriva quella carica in più che ti fa ribaltare la situazione e ti fa prendere il controllo di essa. Prima non ero così tanto sicura di potercela fare, ora, invece, sapendo quel che ho passato, mi torna anche più facile prendere delle decisioni.

Dicono che gli ingegneri amino risolvere i problemi. Nel ciclismo quali vedi e quali ti piacerebbe risolvere?
Nel ciclismo, in particolare in quello femminile, ci sarebbero troppi problemi da risolvere. In primo luogo sponsor e, di conseguenza, squadre. Tipo in Toscana ce ne sono veramente poche, questo ti porta poi, col tempo, a smettere, per il semplice fatto che senza squadre non corri. Certi sponsor dovrebbero dedicarsi anche alle donne, dovrebbero investire, anche perché come abbiamo già visto, siamo noi quelle che portano più risultati a casa e sarebbe bello essere al pari degli uomini, soprattutto perché il ciclismo è uno sport nato con il genere maschile, le donne lo hanno rivoluzionato e sono riuscite a fare cose che molti uomini si sognano. Perciò sicuramente darei più valore alle donne e soprattutto ai giovanissimi! Senza i bambini non c'è ciclismo giovanile, e sicuramente bisognerebbe insegnare già da piccoli le basi della bici, ci sono ragazzi che da under 23 non sanno ancora i componenti di una bicicletta, il che è grave per uno che su di una bici ci vive praticamente.

Segui i Giovanissimi?
Ho seguito per un periodo i giovanissimi e, durante la mia esperienza, ho visto che non viene insegnato loro quello che secondo me è la maniera corretta di andare in bici e cosa fare su di essa. Certo, non dico di insegnar loro tutto da G1, ma almeno partire dalle categorie G5/G6.
Purtroppo non ho ancora avuto modo di fare i corsi per diventare un direttore sportivo, ma a questo punto della mia vita mi piacerebbe davvero tanto insegnare ai più piccoli e spronarli tramite lo sport. Mi piacerebbe far crescere il ciclismo giovanile e far imparar loro qualcosa in più su questo sport, anche con dei giochi magari, prima o dopo l'allenamento. Sarebbe produttivo per tutti.
A volte vado in ammiraglia con l'allenatore degli allievi di una squadra di qui, dell'appenninico, ed è un mondo che mi piacerebbe esplorare, anche perché sono sicura che se fatto nel modo giusto, possono arrivare tante belle soddisfazioni. Non parlo solo di risultati sportivi, ma anche proprio a livello personale.

Perché hai scelto la facoltà di ingegneria meccanica?
Ho scelto ingegneria meccanica perché guardando verso il futuro è un lavoro che può portare qualcosa di buono, poi mi piace scoprire sempre qualcosa di nuovo e sono dell'idea di "sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo", mi piacerebbe poter creare qualcosa di nuovo che nessuno ha mai fatto prima (per quanto complicato possa essere, lo so).

Questa scelta di studio e la nuova proposta di lavoro ti hanno portato a decidere definitivamente di abbandonare l’agonismo. Cos’ha significato per te?
Mi hanno proposto un lavoro alla Lindt dell'outlet (che paradosso, da sportiva a lavorare nella Lindt), è un avvio nel mondo del lavoro e ne sono stata contenta che mi abbiano cercato. Inizialmente ho rifiutato dicendo che avevo le competizioni e che, se fosse stato possibile, se ne sarebbe riparlato da ottobre in là. Poi ho chiamato l'allenatore e Davide (il mio ragazzo) ed entrambi mi hanno detto di pensarci bene e di non perdere questa occasione, che già è difficile trovare lavoro. È stata una scelta combattuta, ci ho pianto e ci ho pensato per una settimana, poi ho deciso di dare retta a loro e di mettere da parte l'agonismo per cominciare a crearmi un futuro.

Di questi anni in sella, qual è il ricordo più importante che terrai nel cuore? E quello più bello?
È difficile dire qual è il ricordo più bello e quello più importante. Sicuramente non scorderò mai le risate che mi facevo dai nonni davanti alla televisione quando, riguardando la mia gara, indicavano tutti tranne che me, con la scusa che col casco non mi riconoscevano😂 tutto ciò che riguarda loro fa parte di ricordi belli, indelebili. Mentre il più importante che ho è quando mi sono piazzata in una corsa dove tutti credevano che manco potessi finirla, è stata una rivincita per me stessa contro tutta la gente che ha sempre e solo sparlato.

Cos’è per te la bellezza?
La bellezza per me è molto relativa. Tutto ha un suo fascino. La bellezza per me è racchiusa nell'amore. Tutto ciò per cui hai un sentimento ha una propria bellezza. Non saprei spiegarmi meglio.

Questo sport ti ha fatto incontrare l’amore… com’è vivere una passione su 4 ruote e quale pensi sia il suo lato più bello?
Aver incontrato l'amore in questo sport mi ha resa la persona più fortunata del mondo, vuol dire tanto. Vuol dire davvero tanto avere una persona che fa i tuoi stessi sacrifici e quindi ti può capire, poi pedalando in dolce compagnia fa passare meglio anche il tempo, ti fa amare ancora di più quello che stai facendo! Mi sono sentita davvero fortunata sotto questo punto di vista perché nessuno ha mai preteso nulla dall'altro, ognuno con i propri tempi e spazi, è stata la pura complicità.

Il tuo “primo amore” ciclistico è Mark Cavendish. Ne hai uno femminile?
Mark Cavendish è il mio idolo in assoluto, per quanto riguarda le donne, da piccola ero una super tifosa della Luperini, ma ora sto apprezzando tanto la Cecchini, è una donna con i controc******i, mi piace sia come donna che come ciclista, la ammiro davvero tanto.

A proposito di preferenze e ammirazione, il quadro, il libro, il film e la canzone, che ti piacciono di più?
Qua si entra in un discorso molto molto grande ahah. Sono innamorata di un libro che si intitola "L’arte di saper ascoltare i battiti del cuore" ed è un libro meraviglioso, l'avrò letto e riletto almeno otto volte. Sono un’appassionata di Fast and Furious e Harry Potter, so a memoria ogni singola battuta, ne sono innamorata. Canzone, beh, ho due artisti molto diversi tra loro che mi piacciono: Ligabue e Ghali. Ligabue perché ci sono nata mentre mia mamma lo ascoltava praticamente, mi ha accompagnata per tutta la mia vita, Ghali perché riprende dei temi molto forti sui migranti che io stessa ho avuto modo di capire avendo lavorato otto mesi con i migranti presso un centro di accoglienza, quindi mi tocca molto. Come canzoni ti direi "A modo tuo" di Liga e "Sempre me" di Ghali.

Ci racconti la tua esperienza nel centro di accoglienza?
Ho fatto questo servizio civile da maggio dell'anno scorso fino a gennaio. Sono una persona a cui piace aiutare gli altri, perché quando io ho avuto bisogno di una mano ci sono state veramente poche persone e, sapendo come ci si sente, non voglio mai far sentire una persona, che tra l'altro ha più bisogno di me, in questa maniera. Sono stata una volontaria dell'Associazione Progetto Accoglienza a Borgo San Lorenzo presso il villaggio la Brocchi e per me ha significato davvero tanto, mi ha aperto gli occhi verso un mondo che non credevo possibile, ho conosciuto delle persone meravigliose che ci lavorano dietro e si fanno il mazzo ogni giorno, e ho conosciuto dei ragazzi forti che ne hanno passate di tutti i colori, ma che sorridono e si impegnano ogni giorno.

Durante quel periodo, sei riuscita a continuare con il ciclismo?
Sì sì, nella pausa pranzo (quando facevo tutta la giornata) andavo in bicicletta e poi mi lavavo con salviette e sapone, quando invece avevo da fare un po' di più in bici mi lasciavano la mattinata libera, sono delle belle persone.

“Il meglio deve ancora venire”... concordi con il titolo di una canzone di Luciano Ligabue?
Concordo in pieno con Liga, sono sicura che la vita vera cominci adesso e che se ancora non è capitato niente di davvero buono nella mia vita, accadrà.

Riguardando la strada fatta, consiglieresti ad una bambina o ad una ragazza di praticare il ciclismo? Perché?
Sì, assolutamente. Consiglierei a ogni singolo essere umano di praticare questo sport. In primo piano perché fa bene, ti fa scaricare tensioni e rabbia. In secondo luogo perché ero una bambina timidissima e il ciclismo mi ha aiutata tanto, con le amicizie, con le persone più grandi che mi spronavano e con la bici che mi spronava. Buttarmi su di una bicicletta?! Lo rifarei altre mille volte.

Dove sono dirette le tue prossime volate?
Le mie prossime volate vedono un arrivo con una casa, vorrei essere indipendente del tutto e cominciare a farmi una famiglia tutta mia.
La tua nomination (possibilmente avversaria) e la motivazione…

Allora Silvia Folloni della Zhiraf, ho scelto lei perché è davvero una ragazza meravigliosa. Purtroppo qualche settimana è caduta e si è rotta la clavicola (tutte raccattate siamo), secondo me merita tanto perché è una ragazza che si è sempre divisa tra università e bici e ha sempre portato ottimi risultati!💪🏽

Ilenia Milanese
cicliste.eu
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