Le cicliste

Matilde Vallari e la sua prima bici ancora perfetta in garage!

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Di una passione non si butta via nulla, soprattutto il regalo di nonno Nando! Matilde Vallari: la sua storia su due ruote e i suoi obiettivi.
12 dicembre 2017 - I sogni preferisce chiamarli obiettivi per sentirli più realizzabili e dà loro forma con la sua grande determinazione. Certo è che a Matilde Vallari le idee chiare non mancano! 
Ha compiuto 18 anni il 17 gennaio scorso e le è bastato organizzarsi un po’ per prendere la patente a giugno... quella per guidare la moto compresa!


Una domanda sull’argomento è bastata per farle dire queste parole: “La moto è un mio sogno, quindi ogni volta che vedo una moto devo salirci e farmi fare una foto, un giorno ne avrò una. Ogni tanto con le mie compagne scherzo dicendo "vado in bici perché non mi posso permettere una moto" ?”.

Ma sarà così o sarà per aver ereditato da nonno Nando la passione per il ciclismo e la sua voglia di faticare?!

Corro in bici da quando ho sei anni, ovvero da G1, la minima categoria nel ciclismo.
Ho iniziato grazie alla passione che mi è stata trasmessa da mio nonno, correva in bici anche lui e sono fin da subito rimasta affascinata dalla sua bicicletta rossa con il suo nome marchiato in giallo.
All’età dei sei anni, nel giorno del mio compleanno, mi sono ritrovata davanti un enorme pacco avvolto da carta di giornale... ricordo quel momento come se fosse ieri, il nonno mi aveva fatto il regalo più bello e desiderato.

L’esordio
Ho iniziato poi a frequentare la pista della scuola di ciclismo del paese, la Lavena Coop Ponte Tresa in cui sono cresciuta per i sei anni successivi.

Il passaggio a Esordiente
Con il passaggio di categoria mi sono ritrovata a scegliere tra una squadra femminile "lontana" da casa o continuare dove mi trovavo, con amici e persone che mi avevano accompagnato fin lì.
Mi sono buttata in questa nuova esperienza che si chiamava Ju Sport di Gorla Minore (diventata negli anni Ju Green Asd Gorla Minore) per iniziare a praticare il ciclismo a livello agonistico.
Da esordiente sono arrivati i primi piazzamenti e qualche podio, senza mai riuscire a vincere.

L’esperienza in pista
Ho iniziato poi a praticare pista a Montichiari, obbligandomi, praticamente perché io proprio non ne volevo sapere. Avevo troppa paura di scivolare sul parquet!
La pista mi è servita invece molto, dandomi una maggior sicurezza in bici e in gruppo nella stagione successiva su strada.

Da Allieva
L'anno in cui ho raccolto di più è stato il secondo da allieva.
Avevo finalmente capito che se volevo far bene dovevo correre all'attacco, e così ho fatto. In ogni gara cercavo di cogliere l'attimo e sapevo che prima o poi avrebbe ripagato.
Così, oltre ai buoni piazzamenti nella specialità contro il tempo e ai piazzamenti nelle gare su strada, sono riuscita a conquistare il Titolo Regionale su strada. Risultato che ha ripagato i tanti sacrifici, non solo miei, ma soprattutto quelli di chi mi ha sempre sostenuto: la mia famiglia in primis e il mio allenatore Ferruccio, una persona davvero splendida che tutt'ora mi segue in moto facendomi compagnia negli allenamenti più lunghi.

Che salto il passaggio alla categoria Juniores!
Da juniores, con il cambio di categoria, mi sono ritrovata nuovamente a cambiare casacca e sono approdata nella squadra Cunese Racconigi Cycling Team che mi ha accolta come una famiglia e lo sarà anche per la prossima stagione!
Il primo anno è stato abbastanza tosto, il salto di categoria è stato davvero grande e ci ho impiegato quasi mezza stagione per adattarmi.
In quell'anno ho fatto molte esperienze anche all'estero, come la tre giorni in pista a Ginevra e 10 giorni di gare in Belgio, dove come squadra abbiamo raccolto buoni risultati e due vittorie, di cui una mia.

Il secondo anno Juniores
Su quest'ultima stagione appena finita avevo grosse aspettative per me stessa, forse anche troppe e per questo ho raccolto poco.
Ho sempre cercato di circondarmi di persone che credono in me, ma cerco sempre di non dimenticare che la prima devo essere io. La determinazione è essenziale nello sport come nella vita, senza non si potrebbe dare forma ai sogni che uno porta con se.

Un 2018 tosto
La prossima stagione so che sarà intensa ed impegnativa, sia per il passaggio tra le big (élite), che per la prova di maturità che avrò a giugno.”

Sei stata nominata da Rachele Vittoni con la seguente motivazione:
“Nomino Matilde Vallari.
È davvero grande, sia come ciclista perché ha forza e grinta da vendere, sia come persona, perché ha un cuore d'oro e un entusiasmo contagioso”.

Cos’hai pensato appena ti abbiamo contattata e cosa ti ha portato ad accettare la nomination?
Mi ha fatto molto piacere essere nominata da Rachele, soprattutto per le parole che ha utilizzato per descrivermi. Sono contenta di averle trasmesso del positivo, soprattutto al di fuori della bici. Le faccio un enorme in bocca al lupo per il suo futuro. E intanto accetto la nomination!

Se hai iniziato prestissimo a pedalare, contagiata dalla passione di tuo nonno per le due ruote. Cosa ti ha trasmesso oltre al grande desiderio di iniziare?
Mio nonno Ferdinando, o semplicemente "Nando", è la persona che c’è sempre stata per me e che sempre ci sarà.
Mi ha insegnato ad andare in bici senza rotelle a due anni.
Mi dice sempre di non mollare mai, che la crisi dura solo dieci secondi e che, dopo che hai contato fino a dieci vai più forte. Mi dice che tanto dopo l’arrivo il mal di gambe finisce, la fatica finisce bisogna solo arrivarci in fretta.
Mi ha insegnato tanto e ancora ora lo fa, magari sembra che lo ascolto un po’ meno, ma non è così, mai smetterò di ringraziarlo.

Ti rispecchi in qualche modo in lui? Se sì, in cosa?
Nella voglia di far fatica, nel non arrendermi per ciò in cui credo e nell’energia che ci mettiamo in nel fare tutto ciò che ci piace!

A sei anni il regalo più bello, quella bici regalata da lui. Com’era? Cos’hai fatto subito dopo averla scartata?
Rossa con le scritte gialle, compreso il mio nome, il nastro del manubrio perfettamente intonato dello stesso colore e i palmer rigorosamente verdi.... La conservo ancora in perfette condizioni nel garage di casa mia.
Subito dopo averla scartata ed essermi resa conto che era ciò che più desideravo, mi sono commossa (ho un filmino della scena che ogni tanto riguardo). Mi sarebbe piaciuto abbracciarlo, ma lui non era presente e allora ho iniziato ad abbracciare i miei genitori e ad ammirare ogni dettaglio di quella biciclettina da corsa.

Quale pensi sia stato il regalo più bello che hai fatto tu a tuo nonno?
Credo che parlare di traguardi raggiunti, vittorie e piazzamenti in questo caso sia quasi scontato.
Secondo me il regalo più bello è nella quotidianità di questo sport. Dopo ogni allenamento mi fermo dai nonni a trovarli ed è un piacere per me raccontargli dei miei allenamenti, delle salite, dei chilometri e delle strade che ho fatto. È un piacere per lui ascoltarmi, so che gli piace e ogni tanto esco in bici anche con lui, come quando ero più piccolina e mi portava a fare il giro del lago di Lugano.

Ricordi cosa ti piaceva del ciclismo da bambina?
Da bambina la cosa che preferivo del ciclismo era la compagnia, l’ambiente, gli allenamenti tutti insieme che erano sotto forma di gioco. Quando entravo in quel pistino ero sempre essere l’ultima ad uscire.

Com’è stato iniziare e crescere in un ambiente sportivo più maschile che femminile?
Devo dire che la differenza nelle categorie giovanili non l’ho mai notata più di tanto. Avevo amici maschi anche di altre squadre e quindi, oltre lo spirito agonistico che emergeva in gara, mi piaceva correre con loro. Rivali in gara amici fuori!
Ovviamente fin che non si prova a correre con sole femmine non si possono capire le differenze... eppure sono tantissime. Tra ragazze, essendo allo stesso livello, si è un po' più "stronze", mentre i maschi hanno un "occhio di riguardo", oltre ad un modo di correre ordinato del gruppo, che tra le donne non c'è... si combatte di più per tutta la gara secondo me.

La tua paura di affrontare la pista era dovuta a qualche accaduto particolare? Cosa e chi ti ha aiutata a superarla?
Non era dovuta a particolari accaduti, era solamente non fiducia nel gruppo.
Avevo difficoltà a fidarmi degli altri non tanto di me stessa, come se in quella situazione avessi claustrofobia del gruppo, essere su una bici senza freni su un terreno non conosciuto e con persone che non conoscevo e di cui non mi fidavo mi spaventava alquanto. Da esordiente/allieva, le specialità erano prettamente di gruppo come eliminazione, scratch o corsa a punti.
In squadra avevo una ragazza Juniores che in pista ha raccolto molto a livello mondiale ed europeo, Lisa Gamba. La presi molto come punto di riferimento e mi diede qualche consiglio per imparare a stare in gruppo anche in pista e con il tempo ho acquisito più sicurezza anche sul parquet, ma c’è ancora molto da migliorare!

La pista ti ha dato maggior sicurezza in bici e in gruppo. Puoi spiegarci in che modo e perché praticarla ha questo effetto?
Fare pista dà maggior sicurezza del mezzo, equilibrio e visione della corsa in quanto tutto è più accentuato, i movimenti e l’attenzione che devi mantenere sempre.

Parlando di sostegno, hai nominato il tuo allenatore Ferruccio che tutt’ora ti segue... cos’ha di così speciale e quali sono le caratteristiche per te fondamentali per un direttore sportivo?
Ferruccio l’ho conosciuto quando ho iniziato con l’agonismo. Oltre ad allenarmi, si è sempre interessato di me anche al di fuori del ciclismo: scuola e crisi adolescenziali che attraversa ogni ragazzino dai 13 anni.
Prima di allenare una persona fisicamente, deve star bene la testa - mi ha insegnato in questi anni - è un circolo vizioso, stai bene, meno pensieri, più risultati... e devo dire che è una cosa verissima.
Perciò secondo me un buon direttore sportivo deve conoscere il proprio atleta, punti deboli e punti di forza e non fermarsi solamente a ciò che è la preparazione atletica.
Devo dire che fino ad adesso sono stata fortunata in quanto a direttori sportivi e lo sono tutt’ora.

Metti sui due piatti della bilancia i principali aspetti positivi e negativi che riguardano i cambi di squadra che negli anni hai avuto (elencali indicando quali hanno avuto un peso maggiore e il motivo).
Come aspetti negativi metterei in evidenza l’abitudine, il metodo di lavoro che si costruisce negli anni con il direttore sportivo. Nel momento del cambio di squadra ci vuole, quindi, un grande spirito di adattamento che va allenato per evitare poi momenti di crisi nel momento della novità....
In positivo, il cambio di squadra è motivo di crescita. Si fanno nuove conoscenze e nascono nuove ambizioni. Le compagne di squadra poi diventano sempre qualcosa di più... si diventa amiche perché, oltre che condividere del tempo, si condividono emozioni e una passione comune!

Quali sono le principali difficoltà che hai dovuto affrontare nel passaggio a Junior e come le hai superate?
In primis la differenza di chilometraggio in gara e poi il modo di correre che hanno le élite, perché da junior nelle donne già ci sono gare miste con le professioniste, quindi si parla di rapporto libero, chilometraggio e media di gara di gran lunga superiori. Ovviamente il miglior allenamento è la gara, quindi, correndo si cerca sempre di migliorarsi e si raggiungono risultati. È necessario molto impegno, anche durante la settimana in allenamento.

Ora che passerai élite, cosa ti emoziona di più?
Per il momento non ho grandi emozioni, vivrò quel che succederà con grande entusiasmo!

Quando le aspettative sono tante, la delusione rischia di essere una tappa inevitabile. Cosa ti ha aiutato ad affrontare i mancati risultati della scorsa stagione? E quando non arrivano, oltre alla determinazione, cosa non deve mancare per andare avanti?
L’obiettivo è sicuramente il punto che non deve mai mancare, il perché dei tuoi sacrifici e cosa vuoi ancora ottenere.
La mia determinazione mi ha aiutata. Sono una che non chiede quasi mai aiuto, amo trovare soluzioni da sola, nonostante l’appoggio dei miei famigliari in primis e dei pochi amici con cui mi confido non sia mai mancato, alla fine la decisione è e sarà sempre mia.

In generale, nella vita, come affronti i momenti no?
Io a scuola studio psicologia che mi è risultata una materia molto utile, sia nella relazione con gli altri che con l’approccio alle situazione che mi si presentano.
Affronto così situazioni particolari, valutandone gli aspetti positivi e negativi: una soluzione emerge sempre.

Sei una tipa da gonne o pantaloni?
Pantaloni, ma ho sempre un vestititino per occasioni speciali.

Se, come hai scritto, la determinazione è necessaria per dare forma ai sogni che uno porta con se, qual è il prezzo da pagare per farlo?
La determinazione porta ad allontanare persone a cui hai voluto bene perché non coincidono con il tuo sogno, oppure la determinazione può portarti a stare lontano dalla tua famiglia e da casa tua, e non parlo solo per il ciclismo. Io per inseguire il mio sogno sono pronta anche a lasciare fisicamente affetti, ma non per questo mi privo di portarli nel cuore.

Dalla tua valigia di sogni, quale vorresti tirare fuori per primo?
Di sogni ne ho tanti questi sogni però li chiamerei più obiettivi, li sento più realizzabili chiamandoli così.
In questo periodo, frequentando l’ultimo anno di scuola - studio da assistente socio sanitario alla Luigi Einaudi di Varese, sto pensando molto al mio futuro. Sono una ragazza che ha sempre avuto le idee chiare e questo obiettivo lo sento molto raggiungibile e vicino: desidero da sempre di entrare a far parte dell’Esercito Italiano e non parlo di entrarci come gruppo sportivo, ma vorrei proprio arruolarmi.
La vita del militare mi ha sempre affascinata e fin da piccola, quando mi chiedevano cosa volevo fare da grande, la mia risposta era “avere la divisa mimetica”.
Quando un giorno, vicino o lontano che sia, la indosserò, potrò dire di aver realizzato il mio sogno, oppure in modo più realistico, di aver raggiunto il mio obiettivo e, ovviamente, sarà solo un primo capitolo dei miei obiettivi, a quel punto.

La tua nomination e la motivazione…
Io vorrei nominare Elena Bissolati. Non la conosco praticamente, ma la prossima stagione saremo in squadra insieme e mi piacerebbe leggere la sua storia sul vostro sito, sono sicura abbia qualcosa da raccontare.

Ilenia Milanese
cicliste.eu

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