Le cicliste

Rachele Vittoni ha trovato nel ciclismo la metafora della vita!

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Rachele Vittoni non ha solo iniziato a pedalare appena 6 anni fa, ma ha anche scelto di farlo in salita! E dopo un periodo di crisi superato, ha ancora tanta voglia di crescere e di imparare.
29 novembre 2017 - Non è mai troppo tardi per iniziare a pedalare!
A testimoniarcelo è la diciannovenne Rachele Vittoni, ciclista su strada della categoria élite, che vive a Bannio Anzino in provincia di Verbania.
Ha conosciuto l’incredibile mondo del ciclismo appena sei anni fa... come?! Ce lo racconta lei!



“Ho iniziato ad appassionarmi al ciclismo nel 2011, dopo l’arrivo del Giro d'Italia a Macugnaga, vicino a casa mia.

Ho iniziato così a correre tardi, solo da allieva secondo anno alla Canavesi. È stato un anno proprio di prova, con pochissimo allenamento.
L'anno dopo, passata al Biciclub 2000 Borgomanero, ho iniziato a seguire un programma di allenamento un po' più serio e mi sono resa conto di avere buone attitudini in salita.
Il secondo anno da Junior, sempre nella stessa squadra, è stato quello più soddisfacente. Ho raccolto alcuni piazzamenti nella top 10, tra i quali ricordo con più piacere il sesto a Breganze, in una gara molto dura e ovviamente il nono ai Campionati Italiani.

A luglio ho preso la mononucleosi, senza saperlo e ho continuato a correre, sempre più in calo ovviamente. L'infezione mi ha tenuta ferma una decina di giorni, ma, tra luglio e agosto si è aggiunto poi anche un problema al polpaccio che mi ha condizionata.
L'anno dopo, ovvero quest'anno, sono passata al Racconigi.

È stato un anno negativo, tra scuola, esami e problemi personali, difatti a fine stagione avevo deciso, a malincuore, di smettere... poi diciamo verso ottobre, diverse persone con cui ho parlato, mi hanno convinta a provarci ancora un anno e fortunatamente ho trovato disponibilità nella squadra di Chirio.”

Sei stata nominata da Chiara Perini con la seguente motivazione:
“Nomino Rachele Vittoni perché è una ragazza giovane, che ha molto talento. In salita va veramente forte, e tra qualche anno potrebbe dire la sua al Giro Rosa!”

Cos’hai pensato appena ti abbiamo contattata e cosa ti ha portato ad accettare la nomination?
Beh, sono rimasta molto sorpresa. Non sapevo dell'esistenza di questo circolo di interviste, quindi non me l'aspettavo proprio, considerando che ero ancora indecisa se continuare o meno a correre.

Sei anni fa la carovana rosa del Giro d’Italia ti ha contagiata accendendo la passione per il ciclismo... cosa ricordi di quel giorno? Cosa in particolare ti ha colpita a tal punto da farti iniziare a pedalare?
Ricordo gli addobbi per tutta la valle, come se fosse una festa, la mostra che avevano organizzato sui ciclisti della zona. Ricordo l'attesa sotto la pioggia, l'entusiasmo, le urla, i colori, la passione.... Ho pensato: cavoli, questo è un bel mondo, un mondo incredibile.

A proposito di Giro d’Italia maschile, hai sentito parlare del finanziamento pubblico previsto dalla bozza della Legge Finanziaria che sarà approvata entro fine anno? Cosa ne pensi?
Penso che il fatto che comunque si punti e si diano aiuti anche al ciclismo e non solo ai soliti sport, sia una cosa molto positiva....
Il Giro d’Italia però è anche Giro Rosa e, come sempre, il lato femminile viene escluso e deve riuscire a campare da solo.... Il ciclismo femminile ha ancora tanti passi da fare.
Noi donne ci mettiamo la stessa costanza, fatica e grinta degli uomini, ma abbiamo decisamente meno supporti.

Prima ti dedicavi ad altre passioni?
Praticavo diversi sport, ma solo per divertimento, come sciare e camminare in montagna.

Quali sono stati i pro e i contro di iniziare a correre da allieva secondo anno? In cosa ti sei sentita più facilitata e in cosa hai trovato più difficoltà?
Beh, la difficoltà più grande è stata ed è tuttora quella di stare nel gruppo, di mantenere le posizioni.

Qual è stato il sacrificio più grande che hai dovuto fare?
Non reputo di aver mai fatto veri e propri sacrifici, se rinunci a qualcosa, ma lo fai col cuore, non lo puoi chiamare sacrificio.

La tua inesperienza ti ha fatto sentire in qualche modo discriminata rispetto alle tue compagne? Se sì, in quali occasioni?
Discriminata no assolutamente. Magari in difetto, ma perché mi sentivo io, non perché mi abbiano fatto sentire loro.

Credi che un ragazzo, nella tua stessa situazione, sarebbe stato più facilitato? Perché?
Facilitato no. Si tratta solo di trovare le persone giuste, che riescano ad insegnarti e a farti crescere. Io non ne ho avuto l'occasione e nei primi tre anni ho dovuto arrangiarmi.

Avendo conosciuto il ciclismo ad un’età più matura, per il tipo di sport che è e per i suoi insegnamenti, lo consiglieresti ad una bambina? Perché?
Assolutamente sì, perché penso sia la metafora della vita.
Non regala nulla, ma offre tanti sogni. Niente è facile, ma la soddisfazione è enorme e di soddisfazioni se ne possono trovare tante, non solo nella vittoria, ma in ogni piccola crescita effettuata.

Cosa diresti, invece, ad una ragazza che vorrebbe iniziare a pedalare?
Di provare, perché scoprirebbe qualcosa di meraviglioso.

Dopo il tuo periodo di crisi, la decisione di smettere... oltre alle parole delle persone, cosa ti ha dato la forza di rimetterti in gioco?
Per il periodo di crisi... è stato più il fatto di avere qualcosa che non riuscivo a lasciare, qualcosa che era parte di me e che già mi mancava, così come mi è un po’ mancato per metà stagione, non riuscendo a viverlo al meglio....

In generale, quanto contano i risultati per andare avanti? E oltre a quelli, quali sono gli altri aspetti in grado di spingere a continuare?
Se ci sono i risultati uno in genere va avanti, perché non è solo una passione, ma una realizzazione e un obiettivo.
Gli altri aspetti sono la passione, il legame, le sensazioni che provi, l'agonismo, la grinta, la voglia di scoprirsi e di migliorarsi.

Il mondo delle due ruote cosa rappresenta per te?
Libertà.
È una scatola in cui posso rinchiudere i brutti pensieri, le paure e le delusioni.
È un pacchetto regalo che ho scartato e ci ho trovato forza e coraggio.

Te la cavi bene in salita. Cosa ti piace e come affronti la scalata?
La salita è un po' il mezzo per superare i propri limiti, o almeno provarci.
Per me è sfida e la consapevolezza che, arrivata in cima, ho già vinto e realizzato qualcosa per me.

Come, dove e quanto ti alleni?
Mi alleno nelle mie zone, tra la Valle dell'Ossola e i laghi della provincia, in base alla tabelle che ho.

Oltre a pedalare, cosa fai nella vita? Cos’hai studiato?
Ho preso il diploma al Liceo Scienze Applicate e ho intenzione di continuare gli studi, in ambito nutrizione/alimentazione.

Quali sono le tue aspettative e i tuoi prossimi obiettivi, da ciclista e da donna?
Da ciclista spero innanzitutto di vivere più serenamente la nuova stagione, di crescere ancora e di imparare.
Da donna più che veri obiettivi ho sogni e progetti che vedrò di costruire pian piano.

La tua nomination e la motivazione…
Nomino Matilde Vallari.
È davvero grande, sia come ciclista perché ha forza e grinta da vendere, sia come persona, perché ha un cuore d'oro e un entusiasmo contagioso.

Ilenia Milanese
cicliste.eu

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