Nel mondo della Downhill con Beatrice Migliorini, biker della squadra MS Mondraker team. 
06 ottobre 2017 - Oggi raggiungiamo la vetta per scendere giù insieme alla downhiller Beatrice Migliorini!  Classe 1999 - torinese, due volte consecutive Campionessa Italiana DH Donne Allieve 2015 e Donne Junior 2016, medaglia d’oro agli Europei DH di Sestola 2017.

Hai sfiorato il podio classificandoti quarta ai Mondiali DH 2017 nella categoria juniores, a Cairns in Australia, lo scorso 10 settembre.


Cos’ha significato per te questo risultato?
Cairns è stata un’esperienza bellissima, nonostante sia tutta la stagione che partecipo a gare internazionali in Europa, prendere parte a una gara così tanto lontano da casa e rappresentare il mio Paese è stato molto emozionante.
Nonostante tutti si siano complimentati per il quarto posto, devo ammettere che mi sarebbe piaciuto molto di più salire sul podio, visto che ero a pochi secondi dalla medaglia di bronzo... però queste sono le gare!

Cosa ti sei portata a casa da questa prima prima esperienza mondiale?
Tante cose.
L’Australia è un paese bellissimo, ci tornerò sicuramente con più calma per conto mio.
Sono serena con me stessa, sono riuscita a concentrarmi e a controllare l’ansia. Nelle gare così importanti bisogna cercare di dominare le proprie emozioni e non è facile per niente. Poi, sinceramente, un po’ di amarezza per quei secondi.…

A proposito di Mondiali… Un’Italia che, nonostante le mancate medaglie, ha portato a casa prestazioni positive tra voi giovani. Cosa servirebbe, secondo te, per raggiungere dei buoni risultati internazionali anche nelle categorie superiori?
La situazione della Downhill negli altri Paesi è molto diversa della nostra in Italia.
I francesi, per esempio, sono riusciti a posizionare atleti su tutti i podi, non solo al Mondiale, anche in Coppa del Mondo. Sono molto più strutturati di noi. Il CT è supportato da molte persone, lungo i tracciati di gara, sono in diversi a prendere i tempi degli atleti durante le prove sia delle ragazze che dei ragazzi di tutte le categorie.
Da noi il CT è praticamente solo. È molto difficile crescere in Italia, perché non c’è nessuno che davvero ti aiuti.

Con la bici, è stato amore a prima vista?
No. La bici fa parte della storia della mia famiglia da prima che io e mia sorella nascessimo. Ho respirato gare dalla pancia di mia mamma ed ho tolto le rotelle molto presto, ma è solo da poco che ho cominciato a prendere questa disciplina seriamente.

A quanti anni la tua prima MTB downhill?
La prima bici da downhill è arrivata ai miei 15 anni.

Vogliamo far conoscere questo sport al grande pubblico… ci parli della tua disciplina e della tua specialità?
La Downhill è una specialità della MTB nata negli anni ‘90. È paragonabile allo sci alpino: si raggiunge la vetta della montagna tramite navette o seggiovie, e si scende lungo percorsi ripidi. Vince chi arriva prima al traguardo. È uno sport estremo, dobbiamo indossare molte protezioni per non farci male, ma, nonostante questo, l’incontro col terreno non è mai piacevole. Ma è uno sport bellissimo, adrenalinico e molto spettacolare. Lo si vive immersi nella natura, la maggior parte delle volte in posti magnifici. Ideale per chi ama le sensazioni forti. Assolutamente da provare.

Nelle discese e nei percorsi non rettilinei bisogna essere agili a sterzare per schivare ostacoli, stando in equilibrio, anche cadendo e risalendo in sella per andare avanti… sembra un po' il gioco della vita…. Qual è l’insegnamento più significativo che ti ha dato questo sport?
Ho imparato che non sempre le cose nella vita vanno come ti aspetti anche se ti sei impegnato al massimo; a rialzarmi dopo ogni caduta e ad asciugarmi le lacrime in fretta per lasciare alle spalle le cose negative concentrandomi su quello che mi aspetta. Ho imparato che nelle vita a volte sei in alto, altre volte sei in basso, ma tutto passa, anche i momenti peggiori.

Qual è il tuo tracciato preferito e perché?
I percorsi che mi piacciono di più sono diversi: a Sestola ho vinto un Italiano e un Europeo, quindi è un tracciato che ho nel cuore, poi c’è il percorso in Val di Sole e quello a Vallnord in Andorra.

E quello che ti piace meno?
Il tracciato che mi piace di meno è Leogang: pista molto veloce e con pochi pezzi tecnici, dove sono molto più a mio agio.

Hai mai paura di affrontare un percorso che non conosci? Come lo affronti?
Mi capita spesso di aver paura, i tracciati di Downhill di Coppa del Mondo o del Mondiale sono impegnativi. In quel caso io chiedo aiuto alle ragazze più grandi di me o ai miei amici. Quest’anno, per esempio, ho chiesto spesso aiuto ad Alia, Veronica ed Eleonora per tirare i salti più lunghi.

Per staccare la spina… mare o montagna?
Sono sicuramente più a mio agio in montagna. Con la mia famiglia frequentiamo da sempre Bardonecchia, dove ho tantissimi amici. Lì mi rilasso, mi alleno liberamente e mi sento a casa.

Possiamo ricordare che sei la figlia di Stefano Migliorini, ex downhiller professionista?
Essere figlia d’arte ha in qualche modo influito sulla tua attività sportiva? Se sì, in che modo?
Certo che sì, sono fiera di mio padre, è stato un grande campione. Quando correva lui, erano tanti gli italiani che andavano forte e stavano nei top 10 di Coppa del Mondo. Mio papà mi aiuta tantissimo, ha esperienza, sa darmi i giusti consigli tecnici e capisce le mie emozioni. Ma in gara sono sola, mie le vittorie, mie le sconfitte.

Una donna rider dev’essere:
energica, risoluta, coraggiosa, decisa e generosa.

Quale caratteristica, tra quelle che hai elencato sopra, credi sia la più importante e perché? In quale ti rispecchi di più?
Metto tanto di me sui percorsi: tutto il coraggio che posso, tutta la forza che ho, sia fisica che mentale, per superare le paure e i miei limiti.

Qual è il tuo team e il tuo Direttore Sportivo?
Faccio parte della squadra MS Mondraker team. È un team austriaco di professionisti, io sono nel team B m. Quest’anno ho lasciato l’Italia per cinque mesi e mi sono trasferita a vivere a Schladming dove c’è la sede. Ho vissuto a casa della mia team manager, Maria, ed è stata un’esperienza che mi ha fatto crescere molto come persona.

Cosa studi? Ti è facile gestire la scuola, gli allenamenti e le competizioni?
Ho appena cominciato l’ultimo anno di liceo scientifico. Quest’anno mi aspetta la maturità. La mia vita si alterna tra scuola e allenamenti, spesso devo sacrificare feste ed uscite con gli amici. La maggior parte delle volte non mi pesa, ma mi spiace non essere presente in occasioni importanti per le persone a cui tengo.

Cosa vedi nel tuo prossimo futuro?
Questo sarà un anno di transizione, sarò molto concentrata ed occupata con lo studio. Passata la maturità vorrei provare ad impegnarmi di nuovo seriamente con le gare internazionali e mi piacerebbe, contemporaneamente, andare all’università.
Vedremo cosa succederà, negli ultimi due anni la mia vita ha preso una piega che non avrei mai immaginato, quindi ho imparato che tutto può cambiare.


Ilenia Milanese
cicliste.eu

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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