Curiosando nel pianeta della Mountain Bike con Noemi Pilat, giovane rider del Team Cube Crazy Victoria Bike a.s.d. 
05 ottobre 2017 - Noemi Pilat è una rider. Classe 1997 - donna Under, al suo primo anno tra le donne élite. 

Come ti sei avvicinata alle ruote grasse?
Mi sono avvicinata alle “ruote grasse” andando a vedere le gare di mio papà. Avevo 6 anni ed è stato un fulmine a ciel sereno, visto che facevo danza classica. Due cose diversissime.

Da quanti anni pratichi MTB e quale competizione ti piace di più?
Pratico questa disciplina da ben 15 anni.
Ho provato anche il ciclismo su strada, ma non mi emoziona come le varie discipline della mtb.
Disputo, come specialità, qualche gran fondo, ma soprattutto XC e XCE.
Le ultime - XCE - sono quelle che preferisco. Essendo di breve durata e ad eliminazione diretta, ti fanno provare il vero senso della parola “adrenalina”.


Cosa pensi dell’abbinamento “Donna e Mountain Bike”?
Penso che ogni donna che pratica mtb abbia coraggio da vendere.
Non è uno sport semplice, anzi, richiede molto carattere, che si sa: “o ce l’hai o ce l’hai”.

Ti arrangi anche con qualche manutenzione sulla bici?
Manutenzione?! All’inizio non ero proprio capace e non sapevo da dove partire quando succedeva qualcosa alla mia bike. Da un po’ di tempo, invece, riesco ad arrangiarmi.
Ogni volta che mi capita di andare dal meccanico della squadra cerco di imparare sempre qualcosa di nuovo, in modo di riuscire a metterlo in pratica all’occorrenza.

In una gara, quanto contano: tecnica, velocità e resistenza?
La tecnica conta moltissimo secondo me, soprattutto in una disciplina come la mia. Ci sono parecchie parti del percorso che la richiedono perché sono presenti discese pericolose, single track, ecc…. Insomma, se non si ha tecnica si è più per terra che in sella alla bici.
La velocità fa la sua parte perché più si è veloci e agili, più si riesce a guidare meglio il mezzo. Bisogna avere padronanza della bici, tanta da essere un tutt’uno con essa.
Ci sono due tipi di resistenza: quella mentale, fondamentale per ogni atleta, e quella fisica, senza la quale comunque non si va da nessuna parte.

Quali sono le condizioni metereologiche e di terreno che ti piacciono di più?
Mi piace tantissimo gareggiare con il brutto tempo e sul fango. Mi diverto davvero un mondo a “domare” la bici su un terreno insidioso. Divertimento allo stato puro!

Ad una pro-rider non devono mancare (elenca gli aspetti fisici e mentali che secondo te sono necessari):
A mio parere per un atleta, indipendentemente dalla disciplina sportiva, la parte mentale, che ho già citato prima, è fondamentale per lo svolgimento dell’attività e non deve assolutamente mancare. È più importante di quella fisica perché bisogna avere la mente lucida e rilassata. Per definire una percentuale precisa dò il 70% di importanza alla parte mentale e il restante 30% alla parte corporea.

Qual è il tuo team e il tuo Direttore Sportivo?
Io faccio parte del Team Cube Crazy Victoria Bike e il mio DS è Valter Vendramin, che, prima di essere un Direttore Sportivo, è come un secondo papà. Ho un bellissimo rapporto con lui e credo sia una cosa molto importante per qualsiasi atleta.

Al tuo allenatore, quale caratteristica non deve assolutamente mancare?
La caratteristica che non deve mancare è il rapporto socievole e il dialogo con i suoi atleti. Dev’esserci un rapporto amichevole che vada anche fuori dal mondo delle due ruote, oltre alla costanza nell’impegno di seguirci.

In una settimana, quanto tempo dedichi all’allenamento?
Diciamo che il ciclismo, in generale, richiede molto allenamento e moltissimi sacrifici. Senza contare la domenica - che è giornata di gara - mi alleno quasi tutti i giorni. A volte riposo un giorno alla settimana.

Due ruote a parte, cosa fai nella vita?
Purtroppo studio ancora e frequento una scuola ad indirizzo Forestale, sono in quinta superiore. Dico purtroppo… perché ho perso due anni per la perdita di mio padre. Nonostante questo me la passo e, quando ho del tempo libero, esco con i miei amici, vado a camminare in mezzo alla natura e sto a contatto con gli animali.

Il tuo sogno più grande da ciclista?
Credo che il sogno di qualsiasi ciclista della mia età sia sfondare nel mondo delle due ruote. Non è facile, però è il mio sogno.
Se non si avvererà sarò felice lo stesso. So che mio papà da lassù è contento di me, per quello che sono riuscita a fare e che farò. Sia nel mondo ciclistico, che fuori.

E da donna?
Avere una bella famiglia ed essere un buon esempio per le persone che hanno vissuto la mia stessa esperienza.


Cara Noemi,
i nostri sogni sono il mezzo che abbiamo per essere trasportati in avanti e hanno il potere di spostare le stelle.

Ilenia Milanese
cicliste.eu

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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