Giovani cicliste crescono: ecco Matilde Vitillo

21 gennaio 2018 - Il suo 2017 da Allieva secondo anno è stato vetrina di grandi emozioni e risultati che hanno evidenziato le sue doti e potenzialità ed ora, con in mano un vero e proprio passe-partout, Matilde Vitillo sta facendo il suo ingresso tra le Junior. 
È una pesciolina doc, nata a Torino l’8 marzo 2001, che ha trascorso gran parte della sua vita insieme al grande compagno che, pian piano, si è fatto spazio tra le mura di casa, invadendo di passione tutta la sua famiglia.


Insieme a lei, però, non ci sono solo la bicicletta e tutto ciò che ruota intorno ad essa. Matilde può contare anche sui suoi compagni di tortura con i quali sfida personaggi del calibro di Petrarca. È stato proprio lui, Francesco, a mettersi in mezzo, costringendoci a delle pause che hanno condito di puro piacere e divertimento la nostra pedalata....
A voi la sua bella storia sulle due ruote!

“Ho iniziato ad andare in bicicletta da quando ero piccolissima e mi è sempre piaciuto molto.

Uno start a tre
I miei due fratelli avevano cominciato a gareggiare perché erano rimasti colpiti dal mondo del ciclismo agonistico grazie alla conoscenza di un compagno di classe che già lo praticava....
Io, vedendo loro, mi sono avvicinata a questo mondo, anche se all’inizio di fare le gare non volevo proprio saperne. Finché un giorno, vedendo che c’era anche una bambina girare con loro, ho deciso di voler provare e da lì a poco, ho cominciato anche io a fare qualche garetta.

Il ciclismo contagioso...
Mio papà ha corso fino alla categoria dilettanti, ma non ha mai insistito perché cominciassimo a gareggiare anche noi. È stata una nostra libera scelta.
I miei fratelli, Nicolò e Tommaso, corrono ancora entrambi. Nicolò ha 18 anni, è al primo anno nella categoria under 23 e corre per il Velo Club Cremonese, mentre Tommaso ha 14 anni, è al primo anno nella categoria allievi e corre per il Madonna di Campagna.
C’è poi ancora mia sorella Vittoria, che compirà 7 anni il primo aprile e quel giorno parteciperà alla sua prima gara.
Il ciclismo ormai ci ha contagiati tutti… ahahah!

I primi anni tra i maschi
Ho cominciato da G3.
All’inizio era come un gioco andare alle gare con i miei fratelli.
Correvamo per i Teneroni Asti, una squadra della mia città. Era divertente perché passavamo ogni domenica in un posto diverso e nelle gare correvamo a categorie alterne. Era tutto più facile... anche per i miei genitori, ahah.
Non andavo forte, però mi divertivo e avevo già stretto qualche amicizia.
I Teneroni di Asti, sono diventati Nuovo Ciclismo e poi Footon-Servetto. Quando, infine, la squadra ha deciso di investire solo sulle categorie superiori, sono passata con i miei fratelli alla Ciclistica Rostese.

La scoperta del ciclismo femminile
Fino al passaggio a esordiente non sapevo quasi che esistesse il ciclismo femminile, avevo sempre corso con i maschi.
Da esordiente secondo anno ho deciso di cambiare e sono passata dalla Ciclistica Rostese al Racconigi Cycling Team.
Dopo il primo anno da esordiente, passato appunto in una squadra maschile, la scoperta di un nuovo mondo femminile è stata difficile. Ho cambiato completamente modo di correre, era tutta un’altra storia e all’inizio non è stato affatto facile.
Non sembra, ma maschi e femmine corrono in modi completamente differenti... con le femmine ho dovuto iniziare a usare la testa.

Da Esordiente secondo anno, la prima vittoria...
Le prime gare le finivo a malapena, non avevo mai fatto piazzamenti, però il mio direttore sportivo, quell’anno (era il 2015), alla gara di Marina di Bibbona, aveva deciso di darmi una possibilità. Mi aveva detto di scattare sull’ultimo cavalcavia e di provarci, mentre le mie compagne mi avrebbero aiutata ostacolando il gruppo. Così ho fatto e per pochissimo sono riuscita a vincere.
Passata la linea del traguardo non ci potevo credere, ero quasi convinta che qualcuno fosse arrivato prima di me senza che io me ne fossi accorta. Quando ho chiamato mio padre dopo la gara, non ci credeva, letteralmente, ho dovuto insistere per almeno 10 minuti!
Penso che quello sia stato il giorno in cui ho capito di poter dire la mia.

...e la soddisfazione più grande
Quell’anno ho fatto molti altri piccoli piazzamenti, ma quello per cui sono rimasta più soddisfatta è stato il 3º posto ai Campionati Italiani di pista, nella corsa a punti.
Quel bronzo mi ha resa davvero felice... un podio agli Italiani è sempre stato un sogno!
La cosa buffa è che mi sono classificata terza, proprio come mio fratello Nicolò due anni prima nella stessa specialità.
Quella è stata davvero una bella annata, una di quelle in cui mi sono divertita di più.

Il primo anno da Allieva
Il 2016 è stato il primo anno nella categoria Allieva ed è andato bene, ma peggio di quanto mi aspettassi. Comunque a fine anno ho fatto alcuni piazzamenti che mi hanno soddisfatta parecchio.

Un 2017 ricco di soddisfazioni
L’anno appena trascorso, invece, penso che sia stato uno, se non il più soddisfacente di tutti.
Essere salita sul podio in tutti i Campionati Italiani è stato veramente emozionante, anche se sempre sul gradino più basso... ahah!
E, soprattutto, la convocazione in Nazionale è stata forse la parte migliore dell’anno. La mia famiglia è andata fuori di testa ed io anche, ahahah.

Il 2018
Da Junior primo anno correrò ancora con il Racconigi.
Abbiamo già fatto qualche ritiro e ho avuto modo di conoscere meglio le mie nuove compagne di squadra.
Sono molto affezionata al mio DS Francesco Giuliani, mi ha sempre spronata, soprattutto nei momenti difficili e mi ha aiutata a raggiungere gli obiettivi a cui ambivo.”

Sei stata nominata da Arianna Corino con la seguente motivazione:
“Nomino Matilde Vitillo perché siamo state compagne di squadra per 3 anni e con il suo entusiasmo e la sua forza mi ha sempre spronata a far meglio.”

Cos’hai pensato appena ti abbiamo contattata e cosa ti ha portato ad accettare la nomination?
Mi ha fatto davvero piacere.
Arianna, anche se non è più una mia compagna di squadra, resta sempre un’amica e i momenti trascorsi insieme faranno sempre parte di noi.
Ho accettato la nomination perché, leggendo le vostre interviste, mi piace molto il vostro stile e soprattutto il fatto che ogni ciclista ha un’intervista personalizzata.

Il tuo iniziale non voler partecipare alle gare da cosa era dettato?
In quel periodo facevo danza classica, il mio mondo era fatto di tutù e scarpette da ballo. Il ciclismo mi sembrava una cosa davvero troppo distante.

Condividere la passione con i tuoi due fratelli in che modo ti ha influenzata e aiutata?
Sicuramente ha reso più semplici gli allenamenti, in compagnia è tutto molto più divertente. Inoltre, frequentare lo stesso ambiente e condividere la stessa passione ci ha uniti molto di più.

E mamma che dice di tutte queste ruote in famiglia?
Le uniche ruote che usa lei sono quelle della macchina. Ormai è il nostro taxi personale... ahahah!

A distanza di tempo, come valuti il fatto di aver iniziato a correre con i maschi? Quali ritieni siano gli aspetti positivi e quali (se ci sono) quelli negativi?
Iniziare a correre con i maschi è inevitabile, perché sono le uniche gare previste.
Devo dire che con i maschi si impara a dare il massimo sempre perché loro hanno un’altra potenza (ahahah), le femmine sono più tattiche.
Aspetti positivi erano il fatto che facevo amicizia con tutti e che potevo stare sempre con i miei fratelli. Invece, un aspetto negativo era che non si faceva mai una gara con le vere avversarie.

Ricordi com’è stato scoprire il ciclismo femminile da Esordiente secondo anno? Quali principali differenze hai trovato?
All’inizio è stato molto traumatico perché era un modo completamente diverso di correre, poi ho preso il ritmo e da allora mi è piaciuto ogni giorno di più.
La cosa che più mi ha impressionato era il fatto che le ragazze urlano di continuo e per qualunque cosa, ahahah.

Nel 2015 a Marina di Bibbona la tua prima vittoria che ti ha fatto realizzare di poter dire la tua in questo sport. Cos’ha significato per te, l’aver ricevuto dal tuo direttore sportivo un’occasione di questo tipo, nonostante non fossero ancora arrivati piazzamenti e risultati?
Il mio direttore sportivo, Francesco Giuliani, ha sempre creduto in me, fin dall’inizio della stagione, aspettava solo il momento in cui l’avrei fatto anche io e a Marina di Bibbona si è presentata l’occasione perfetta.

Quali sono i requisiti più importanti di un allenatore e perché li ritieni tali?
Un buon allenatore deve saperti preparare nel modo giusto, incoraggiare nel momento del bisogno e sostenere sempre.

Come organizzi la tua settimana in vista di una gara importante? Come ti prepari?
Cerco di fare tutto al meglio, tra alimentazione, allenamento e riposto. La cosa più difficile è non farsi sopraffare dall’ansia... ahahah.

Sei superstiziosa? Se sì, quali sono o tuoi riti?
Un po’ si, ma senza esagerare, ahahah.
Dopo che ho vinto la prima gara non volevo più togliermi la collana che indossavo! Ma ora come ora, se riesco guardo solo l’oroscopo con le mie compagne di squadra.

Il 2017 è stato per te ricco di soddisfazioni e, oltre ad averti appeso al collo tre medaglie di bronzo tricolori, ti hanno aperto le porte della Nazionale. Ci racconti le tue conquiste?
Il primo Campionato Italiano è stato quello a cronometro a Caluso. È sempre stata abbastanza la mia specialità e mi piace molto. Quest’anno però ero parecchio tesa, anche perché si correva nella mia regione e ci tenevo a fare bene. Avevo fatto alcune cronometro di preparazione e non erano andate niente male, però le avversarie erano temibili e molto agguerrite. Era una giornata afosissima, il mio DS e la squadra erano venuti a supportarmi e la mia famiglia, come sempre, era accanto a me. Ero molto in ansia, volevo fare bene e speravo di non deludere le aspettative. La mia famiglia si era disposta su tutto il percorso per incitarmi e darmi coraggio, cosa che mi è servita molto e quando, all’arrivo, ho realizzato di aver conquistato la medaglia di bronzo, ero felicissima e avere accanto a me tutti i miei amici e parenti a festeggiarmi, ha reso questa gioia ancora più grande.
Il bronzo del Campionato Italiano su strada a Comano Terme, invece, è stato del tutto inaspettato. Certo, speravo di ottenere qualcosa, ma non osavo sperare così tanto. Mi si è semplicemente presentata un’occasione e l’ho colta. La mia gioia era sconfinata, non riuscivo a trattenere il sorriso e sul podio, durante l’inno, quasi piangevo.
Poi, beh, il Campionato Italiano su Pista al Velodromo di Dalmine è stato una bellissima esperienza. Nell’inseguimento individuale speravo di riuscire a salire sul podio, dato che nella qualifica non era andata male, ma purtroppo non ce l’ho fatta e ho chiuso sesta. Nella corsa a punti, invece, essendo stata subito dopo il quartetto, ero già abbastanza stanca e ho dato tutto all’inizio, vincendo la prima volata, dopo questa avevo terminato tutte le energie che mi restavano, ho provato a difendermi, ma senza riuscirci troppo (ahahah). Sono arrivata quinta.
Per il quartetto ci speravamo davvero. Era decisamente dura perché le avversarie erano parecchio temibili, ma ci abbiamo provato con tutte le nostre forze e alla fine il bronzo è arrivato, eravamo felicissime.
Agli inizi di ottobre il mio DS mi ha detto che ero stata convocata, insieme ad altre ragazze della mia categoria, per dei test con la Nazionale che si sarebbero svolti verso la metà del mese. L’emozione è stata fortissima, ero molto contenta, ma anche molto agitata: era un sogno che si avverava. L’attesa dei test è stata piuttosto snervante e in quei giorni ero piuttosto in panico, avevo paura di non essere all’altezza. Quando mi sono trovata là con le altre ragazze è stato tutto molto più semplice. Poi quando mi hanno consegnato il body con la scritta ITALIA, avevo quasi le lacrime agli occhi.
Alla fine in Nazionale è andata molto bene. Il mio direttore sportivo, qualche settimana dopo i test, mi ha chiamata e mi ha riferito che ero stata selezionata. È stata una notizia inaspettata e un’esperienza indescrivibile. Sinceramente quasi non ci speravo, perché le concorrenti erano davvero forti. È stato bellissimo!

Meglio un risultato inaspettato o uno “sudato”?
Sinceramente non saprei scegliere, danno gusto entrambi. Ahahah.

Riesci a raggiungere bei risultati in tante specialità. A quali discipline ciclistiche ti dedichi e quali aspetti ti piacciono di ciascuna?
Pratico sia strada che pista, mi piacciono molto entrambe e su strada amo davvero molto le cronometro.
In pista è divertente, perché si passano intere giornate tutti insieme e si ride tra una specialità e l’altra.
La strada, invece, mi piace soprattutto per i lunghi viaggi trascorsi in furgone, la musica e la compagnia.

Quale tra tutte è la tua preferita?
In assoluto credo le cronometro.

La multidisciplinarietà la definiresti più un dono di natura o cos’altro?
Assolutamente un dono di natura!
Grazie mamma e papà... ahahah!

Qual è il tuo segreto per riuscirci?
Provarci e crederci sempre, anche se non è facile come dirlo, ahahah!

A proposito di segreti... con te sono in una botte di ferro?
Senza alcun dubbio.

Tra parlare e ascoltare, cosa preferisci?
Preferisco ascoltare.

Si ha sempre più la tendenza a rendere pubblica ogni cosa, utilizzando i social e il potere di internet. In generale, quali sono secondo te i pro e i contro di questo mondo?
Spesso si rischia di non vivere il momento per cercare poi di esibirlo online e questo è decisamente un contro.
Uno dei pro è che si può entrare in contatto con molte più persone.

Lo ritieni in qualche modo utile per il ciclismo ed in particolare per il movimento femminile? Perché?
Beh sì, è utile perché offre maggior visibilità e riesce a mettere al corrente le persone di eventi e notizie che altrimenti potrebbero passare inosservati.

Cos’è il ciclismo per te e cosa ti ha trasmesso e insegnato?
Per me il ciclismo è come un compagno di vita ormai, a volte anche un po’ troppo invadente, perché chiede veramente molto. Necessita di tanto sacrificio, ma infondo ne vale la pena.
Mi ha insegnato a non mollare mai e soprattutto a rialzarmi sempre dopo una caduta.

Cosa studi e cosa ti piace della tua scuola?
Frequento il terzo anno del liceo Classico, ma a dire la verità preferisco le materie scientifiche, soprattutto la fisica. Mi piace molto l’ambiente e il legame che si è formato nella nostra classe, per cui ci vado molto volentieri e con la consapevolezza che ci accomuna la stessa tortura!

Normalmente, pianifichi e organizzi il più possibile la tua vita o prendi quello che viene?
Sono consapevole che una buona organizzazione renda tutto più semplice e ordinato e la vita più efficiente, ma per il momento non ci riesco affatto, ahahah, speriamo nel futuro!!!

Ripercorrendo la tua storia, quale definiresti il regalo più grande che la tua passione per le due ruote ti ha fatto? E quale la vita?
Beh, il regalo più grande che la passione per la bici mi ha fatto è la consapevolezza di avere delle capacità e delle energie che nemmeno io conoscevo.
Quello della vita, invece, è una famiglia che mi supporta in ogni mia scelta e con la quale ho trascorso i momenti più felici della mia vita.

Cosa speri che ti regalerà il futuro?
Ovviamente spero in grande, vorrei avere grandi soddisfazioni sia nella vita personale, che in quella sportiva e in quella lavorativa un giorno.
Spero di fare le scelte giuste e che i miei sogni si avverino. Come dice sempre mio papà: “La nostra vita è determinata solamente dalle nostre scelte”

La tua nomination e la motivazione…
Nomino Giada Capobianchi, che ho conosciuto quando era tesserata per il Piemonte e siamo subito diventate amiche. È simpaticissima, non smette mai di farmi ridere, senza contare che è una grande velocista, una delle migliori, se non la migliore che io conosca.

Potete seguire Matilde sul suo profilo Instagram: _matilde___
La pagina Facebook del suo team: Racconigi Cycling Team asd

Ilenia Milanese
cicliste.eu

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Author: Ilenia MilaneseEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.


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