La Federciclismo in aiuto delle cicliste della Nazionale Afgana

La Federciclismo in aiuto delle cicliste della Nazionale Afgana

Le ragazze della nazionale dell'Afghanistan non potranno partecipare ai prossimi Giochi Olimpici di Tokyo.
L’Afghanistan è quella nazione dove alle donne è proibito andare in bicicletta. Per la loro mentalità è uno scandalo che disonora la famiglia. Sono atteggiamenti visti come una provocazione sessuale.
Nel dicembre 2018 alcune calciatrici della Nazionale di calcio raccontarono a "The Guardian" di presunti abusi sessuali da parte di alcuni dirigenti della Nazionale dell'Afghanistan.

 

La nazionale di ciclismo femminile dell'Afghanistan è un progetto che parte nel lontano 2016.
Rukhsar Habibzai, che a soli 22 anni allena e coordina Malika, Frozan, Zahra e Zhala sono candidate al premio Nobel per la pace e oggi vivono lontane dalla loro terra, perché costrette a scappare.

Fazli Ahmad, presidente della Federciclismo dell'Afghanistan, ha fatto di tutto per cambiare la cultura nel suo paese e poter vedere le sue ragazze pedalare libere e felici.
Non è bastato nemmeno l'intervento della giornalista statunitense Shannon Galpin che ha donato le biciclette ma che sono arrivate danneggiate per sostenere una gara.

Fazli Ahmad, presidente della Federciclismo dell'Afghanistan, ha chiesto aiuto all’Uci (Unione Ciclistica Internazionale) ma le nuove bici non sono mai arrivate. E allora l’Italia, con la sua Federazione, ha deciso di offrire un aiuto concreto alle atlete afgane.

Renato Di Rocco, presidente della Federazione Ciclistica Italiana e vice presidente della Uci, si impegnerà affinché per queste ragazze possano attuare uno dei progetti finalizzato allo sviluppo dello sport nelle nazioni più deboli. «L’Italia e la nostra federazione saranno in prima linea per aiutare queste atlete. Chiederemo i visti per farle arrivare in Italia e fare degli allenamenti con i nostri tecnici e le nostre atlete. Chiariremo anche i motivi per i quali la nazionale afghana, non ha ottenuto i pass per Tokyo».

Dino Salvoldi, responsabile del settore femminile e che da sempre si è battuto per le pari opportunità nello sport, sarà il coordinatore anche della nazionale afgana.

L’Italia avrà un ruolo importante e farà da ponte con Bruxelles. Attraverso il premio «Combattività della donna», dedicato al ciclismo femminile, le ragazze dell’Afghanistan arriveranno a Bruxelles. Al Parlamento Europeo racconteranno la loro storia. Ad aiutarle ci sarà Guillaume Reynders, esperto avvocato nell’ambito del ciclismo internazionale. Rukhasar con le altre ragazze sanno i rischi che stanno correndo, raccontando la loro storia. Non vogliono più abbassare la testa e vogliono che venga rispettato il loro diritto alla libertà.

Fonte: Il Messaggero

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Author: ciclisteEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.


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