Anna Mei è stata la prima italiana a vincere nel circuito internazionale delle 24h Endurance, Donna da Guinness World Record, campionessa mondiale ed europea di ultracycling.
18 settembre 2017 - È lei, Anna Mei - classe 1967 - a raccontarci qualcosa della sua vita e delle sue magnifiche imprese. 
Una donna sportiva dalla nascita, che ha praticato tennis, ginnastica artistica, sci, vela, aerobica e che ha fatto dello sport la sua professione: diplomata in Educazione Fisica, insegna nella scuola italiana ed esercita la libera professione nelle varie palestre milanesi, ma appena può sale in sella alla bicicletta e pedala!


Come ti sei appassionata al ciclismo e qual è stata la tua prima esperienza in questo sport?
Lo spinning venne "ideato" dal sudafricano Johnny Goldberg, che, trasferitosi a Los Angeles iniziò la carriera di personal trainer. Era un istruttore di arti marziali e, conosciuta la Race Across America, se ne innamorò. Per prepararsi a tale gara si curò sia della parte fisica che di quella mentale, così come la sua disciplina d'origine gli insegnò. Diventò così uno degli istruttori più quotati nella Hollywood della fine degli anni ’80.
Arrivato in Italia credo nel ’94, prese piede molto velocemente perché per la prima volta una disciplina "fitness" si distaccava da tutto ciò che era esistito sino ad allora, introducendo una visione olistica che affascinò e trovò subito tanti seguaci.
Io una di quelli, come istruttore fin da subito.
La bici indoor diventò uno strumento per uscire dai muri di una palestra e viaggiare con la mente laddove la fantasia ed i sogni avrebbero portato.
Il legame con la bici era nato. Il sogno di pedalare lungo le strade della Route 66 (sulle quali si dipanava la Raam o Race Across America) pure.

Come ti sei appassionata alle competizioni outdoor di mountainbike?
Tutto si è trasformato in attività outdoor 10 anni dopo, per un elemento semplice: la consapevolezza che, iniziato un cammino outdoor, non me ne sarei più distaccata.
Così fu. Un amico mi portò una domenica a fare un giro, ed ora eccomi qui.…
Ormai sono lontana dal mondo della mountain bike dal 2010.

Puoi descrivere quest’ultima specialità?
Il mondo endurance su due ruote, si divide tra gare su strada, pista e gare in mtb.
Non sono discipline olimpiche, in quanto la UCI non riconosce attività che superino le 10 ore di durata, così come il CIO.
Si sono così create delle federazioni che, a livello internazionale, racchiudono le gare in un unico circuito in tutto il mondo. Wembo, le Mountain, Umca, per le gare su strada, circuiti, record in pista o cittadini.

Qual è la tua squadra e il tuo direttore sportivo?
Corro per la squadra GS Fiorin Seveso Cirie, il mio DS è Daniele Fiorin, il meccanico il fratello, Stefano. Sono persone con le quali condivido ogni piccola grande conquista, alle quali sono ormai molto legata.

Sono stati molti gli ottimi risultati italiani e mondiali che hai ottenuto. Ricordiamo che nel 2009, a Canmore, hai vinto il titolo mondiale nella categoria Age Group Mtb della 24h MTB World Solo Championship. Oltre alla soddisfazione per l’importante vittoria, come ti sei sentita ad essere la prima donna italiana a vincere nel circuito internazionale delle 24h Endurance?
Sono molto nazionalista. Vincere come prima italiana fu per me una gioia immensa.
Non avevo iniziato a pedalare per vincere un mondiale, ma quando mi resi conto che le gambe c'erano, pedalai con ogni forza residua, pensando solo al tricolore che avrei sventolato di lì a poco….

Che peso ha questo tipo di specialità - nel settore femminile - in Italia?
In Italia l'endurance è una disciplina per poche. Esiste una selezione alla base.
In genere vi si affacciano donne che hanno già sulle spalle un passato sportivo "importante".
Ci tengo a precisare due cose essenziali: non sono una professionista e non vivo di ciclismo. La mia vita è incastrata tra il mio lavoro, la scuola e la bici. Non posso permettermi allenamenti invernali alle Canarie, come ogni professionista. L'allenamento viene sempre dopo il lavoro, ed alle volte non c'è, come oggi. Ciononostante la bici è parte integrante: domani ad esempio mi sveglierò molto presto, pedalerò sui rulli per poi andare a scuola. Non posso fare allenamenti in altura per preparare un mondiale o qualsiasi altra gara, proprio come il mio prossimo tentativo di record, se non nei mesi estivi.

Mi hai anticipata.
Risale a poco più di sei anni fa la conquista del primo di una serie di record mondiali indoor:
1. record mondiale femminile di 1000 km indoor percorsi in 35 ore
2. record mondiale femminile di 398 km in 12 ore
3. record delle 24 ore con 738,851 km
4. record delle 100 miglia in 4 ore 35 minuti
5. record delle 200 miglia in 9 ore e 45 minuti

Record imbattuti per 6 anni.
Tali record sono stati effettuati dal 2011 al 2014.

Hai saputo che Elena Novikova domenica ha realizzato il record delle 24h percorrendo 781,64 km al velodromo Fassa Bortolo e altri 10 record? Cosa ne pensi? Proverai a riprenderteli?
Sì sì, ho saputo. Sono felice per lei.
Penso, però, che i piani siano diversi: sono un’insegnante di 50 anni e lei una ciclista professionista di 30. Persone diverse. Strade diverse.
Penso che se il mondo del professionismo si sta affacciando all'endurance, questi record dureranno poco.
Questo è il bello! Essere sempre sulla cresta dell'onda è molto stimolante.
Come record del mondo il mio augurio era che, prima o poi, qualche altra ciclista cercasse di superare tali numeri. Ero convinta che, sia il 12 ore che il 24, potessero essere migliorati almeno di 20 km, sia in indoor che outdoor.
In fondo un record è fatto per essere battuto, anche da me, sì. Magari migliorato.
Esperienza e maturità personale possono alzare l'asticella sempre di più.

Fresca di vittoria all’ultimo campionato europeo (Dobrovnik, 15-16 luglio) e ancora una sfida, il prossimo 12 ottobre quando tenterai di battere un altro record. Alle ore 7:00 ti aspetta una pedalata di 12 ore sulla pista outdoor del velodromo Vigorelli di Milano.
Proverò a migliorare il record delle 12 ore in outdoor.
Molte le variabili date dal tempo e dalla pista che sarà il mio anello: il Vigorelli.
Tale anello è stato teatro dei più bei record che la storia del ciclismo ricordi (da Coppi al record dell'ora, a Mery Cressari nel record dei 100 km).
La pista è stata restaurata, ma ancora devo andare a calcarla con due ruote, per comprenderne le potenzialità ed i punti deboli…. Vedremo….

Cosa ti spinge a tentare queste imprese e come ti alleni?
Credo che se non avessi incontrato i "bambini farfalla" e non avessi sposato la loro causa, probabilmente molti dei miei record non esisterebbero nemmeno. Ecco cosa mi spinge maggiormente nel fare tutto questo.
Ogni anno mi domando: quest'anno, cosa potrò fare?

Queste sono prove di resistenza per il fisico, ma anche per la mente. Quanto contano in percentuale l’uno e l’altro aspetto?
Mi è capitato di vedere delle cicliste molto molto forti. La loro prima esperienza nelle 24 ore poteva addirittura portarle alla vittoria. Inconsapevolezza, fortuna ed un pizzico di follia le ha portate sul podio. Il secondo tentativo, magari più difficoltoso, le ha viste capitolare.
Ecco, endurance è capacità di equilibrio, pazienza, costanza, coraggio. Elementi che si possiedono o si migliorano. La fortuna esiste, ma forse solo una volta. Solo migliorando se stessi si può vivere l'endurance.
A tutto questo uniamo una reale soddisfazione personale, che giustamente esiste e spinge ad andare oltre.
Nell'endurance nulla si può fare senza testa. Nulla.

Pedalare per ore per te sembra sia una passeggiata. Qual è la difficoltà maggiore che incontri prima e quale quella durante una gara?
Difficoltà? È una parola che non esiste nel mio vocabolario. Direi imprevisti... un pò come il gioco del Monopoli: possibilità ed imprevisti.
Tento di non perdere mai la calma e di guardare l'obiettivo, cercando di andare avanti, comunque vada.
Lo scorso anno nella 24 ore di Le Mans ruppi il filo del cambio dopo 4 ore…. La gara era persa, ma questo non mi fermò dal pedalare ancora per 20 ore….
Non si corre sempre e solo per vincere.

La vittoria che porti nel cuore.
Ricordo con infinita gioia il mio primo record.
Era settembre. Ero a Busto Garolfo. C'era un sole bellissimo.
Alzai gli occhi al cielo e piansi di gioia, pensando a mia mamma che da lassù mi aveva accompagnata durante tutta la notte. Fu un momento magico.

Le tue imprese vanno di pari passo con le tue campagne per il sociale, accendendo contemporaneamente i riflettori su di te e sulla solidarietà.
Sei testimonial di Debra Sudtirolo dal 2009, associazione nata per aiutare i “bambini farfalla”, affetti da epidermolisi bollosa, e per raccogliere i fondi per finanziare la ricerca.
Vuoi lanciare un appello?
Non sono io a fare un appello... bensì Qualcuno, che con le Sue parole e con i Suoi gesti, ha cambiato il mondo:
…“O Maestro, fa' ch'io non cerchi tanto:
essere consolato, quanto consolare.
Essere compreso, quanto comprendere.
Essere amato, quanto amare.
Poiché è
dando, che si riceve;
perdonando, che si è perdonati;
morendo, che si resuscita a Vita Eterna.”
San Francesco

Per aiutare e conoscere meglio i "bambini farfalla" potete visitare il sito www.debra.it

Il nostro più grande in bocca al lupo per la prossima impresa e per quello che ancora ti aspetta!

Ilenia Milanese
cicliste.eu


@RIPRODUZIONE RISERVATA


Ph: Anna Mei//Facebook

 

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